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Bella come un fascio di luna. Versi dall’adorazione di Inanna

Quattro millenni e mezzo fa, a Sumer, l’educazione di uno scriba consisteva in un lungo e laborioso praticantato nel corso del quale il tirocinante si esercitava a copiare e riprodurre le tavolette che spesso costituivano la collezione privata della sua famiglia - alcune ne possedevano di molto ampie, tra opere letterarie e trattati scientifici, oltre a quelle che arricchivano le grandi biblioteche dei templi e dei palazzi reali - per dimostrare l’acquisita padronanza della complessa arte a cui dedicava tutta la sua vita. Il lavoro iniziava con la preparazione del materiale: l’argilla veniva raccolta e conservata in una grande vasca; poi, quando occorreva una tavoletta, lo scriba ne stendeva una sottile lastra, ancora umida, piegandola poi in tre, a destra, a sinistra e al centro. Successivamente levigava i bordi in modo che le piege non fossero più visibili e quindi la incideva con uno stilo di canna, di legno o di metallo. Secondo una modalità piuttosto diffusa, al contenuto dell…
τέσσαρα γὰρ πάντων ῥιζώματα πρῶτον ἂκουε·
Ζεὺς ἀγρὴς Ἣρη τε φερέσβιος ἠδʹ Ἀιδωνεύς
Νῆστίς θʹ͵ ἣ δακρύοις τέγγει κρούνωμα βρότειον

Ascolta anzitutto le quattro radici di tutte le cose
Zeus lo splendido, Era la vivificante,
poi Edoneo e Nesti, che con lacrime alimenta
la sorgente mortale

* Empedocle, DK 31 B 6

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Prajāpati. E le geniture, gli armenti

La ‘mitologia’ di Prajāpati – nei testi risalenti ai regni vedici dell’India – riguarda anzitutto le geniture (o creature) e gli armenti (o vittime) come un cibo, per Prajāpati. Perciò, Prajāpati emette le geniture e gli armenti. Occorre considerare la ‘mitologia’ di Prajāpati, in modo accurato: le geniture e gli armenti sono un cibo, per Prajāpati, e così invecchiano e muoiono. Inoltre, come le geniture sono un cibo, per Prajāpati, così le geniture, gli armenti sono un cibo, per lo yájamāna. Così gli armenti, la moltitudine sono un cibo, per il brāhmaṇá, per lo kṣatrá. Le geniture sono il cibo e così sono generate e generano, per Prajāpati. Le geniture sono solo per Prajāpati; non per se stesse. I pari e i suoi sono per colui il quale così conosca. – I molti sono per i pochi.


Presentiamo su questo blog un accurato contributo a firma di Alessandro Lorenzoni (cfr. il blog Frammenti vedici, in particolare a questo link). Tutti i passi citati sono estratti da Lorenzoni A., In margine all…

Oro e argento per gli dei. Artefatti rituali dalla terra di Canaan

Recipienti, calici, piatti per bruciare incensi e aromi, maschere, oltre a ossa di vari animali, due pithoi di amplissima capacità (200 litri ciascuno) di provenienza cipriota: sono le più recenti scoperte portate alla luce dagli archeologi nel sito di Tel Burna in Israele, identificato con una città fortificata canaanita compresa all’interno del biblico Regno di Giuda al confine con la Filistea. Il team che si occupa degli scavi, iniziati nel 2009, rompe l’iniziale prudenza e ufficializza: lo spazioso edificio dove sono stati rinvenuti in gran quantità questi oggetti, ampio quasi 16 metri e costruito interamente su roccia, non ospitava una casa privata ma un luogo di culto, se non un tempio per se, dove nel corso del I millennio si svolgevano regolarmente festività rituali. Su questo i ricercatori non nutrivano dubbi neanche prima: il numero dei reperti identificabili come rituali, la loro varietà per origine e datazione non sembrano il risultato di cerimonie sporadiche né casuali,…

Roberto il Diavolo, opera in cinque atti

Un dì sbarcò al porto di Palermo un giovane straniero per andare a prender parte al torneo indetto dal duca di Messina. Aveva con sé bellissime armi e al seguito compagni, scudieri e un amico dall’aria losca dal quale non si separava mai, di nome Bertram. Ad accoglierli, sull’ombroso lido, alcuni cavalieri radunati a tavola che si concedevano una lauta gozzoviglia. L’opera di Giacomo Meyerbeer, compositore berlinese, andò in scena per la prima volta a Parigi nel 1831 e fu un successo senza precedenti, superando qualsiasi previsione. Essa si inserisce nella tradizione del racconto morale cavalleresco che prevede la soluzione del conflitto drammatico da parte dell’eroe in un percorso che parte dalla dannazione e arriva alla santità, dopo il superamento di alcune difficili prove. La più sensazionale, narrata nella scena VII, costituisce il culmine drammatico dell’intera opera e mette in scena un baccanale di monache fantasma, sullo sfondo dal gusto gotico e decadente di un vecchio monas…

Il tempo è un mostro che divora. Conclusioni iconografiche su Aion-Chronos

C’è nell’iconografia mitraica un elemento che sicuramente non appartiene al mondo classico: è una figura mostruosa, alata, con la testa di leone, il corpo avvolto nelle spire di un serpente. È una immagine del tempo che ogni cosa divora e consuma; le ali accennano alla rapidità del suo trascorrere, il serpente che si attorciglia, con il capo che di solito poggia sulla testa leonina, allude al ciclo eterno dei moti stellari che presiedono al fluire del tempo¹. I suoi simboli, oltre al serpente e le ali, sono due chiavi, che tiene in mano, con riferimento al sole che nel suo corso apre e chiude le porte del cielo; altri attributi frequenti sono lo scettro, simbolo di signoria che il tempo esercita su tutte le cose, e così il globo, il cratere, l’altare.

L’eresia del tempo infinito A voler cercare un’origine di questo peculiare personaggio mitraico, non si fatica a risalire al nucleo iranico: sotto il nome Zervân (o Zruvân, il Tempo), l’ortodossia zoroastriana indicava una creatura di Ahu…

Marie Laveau, regina creola

Bella e carismatica creola congolese di discendenza francese di cui è difficile tracciare con esattezza le origini, grazie a un operato costante e capillare ha saputo riplasmare il vodou americano contribuendo in maniera decisiva alla sua diffusione, fino a diventare un punto di riferimento per la sua comunità, dal più umile e bisognoso ai ceti più elevati, che poi ne ha codificato il mito: la continuità del suo agire magico è garantita dalle sue figlie, eredi di un sapere che si protrae lungo un’esistenza longeva fino all’inverosimile dagli anni Venti dell’Ottocento, quando, giovane sposa, viene registrato negli archivi di New Orleans il suo matrimonio, fino al 1930, e le diverse identità si confondono in una sola, eterna.

Molte donne portavano il nome Marie Laveau (o Laveaux) secondo gli archivi della Louisiana del XIXsecolo e gli inizi del XX. La prima, quella che interessa questa ricerca, risulta nata agli inizi dell’Ottocento e la sua morte è registrata nel 1881, mentre la secon…

Mostri e prodigi dell’India nella Cosmografia di Münster

Sebastian Münster (1488-1552) è stato cartografo e cosmografo ebreo. La sua Cosmografia del 1544 è la prima descrizione del mondo in lingua tedesca e un’opera basilare per il pensiero geografico europeo del XVI secolo, che ha esercitato una grande influenza per oltre duecento anni. Il trattato ebbe una considerevole fortuna e fu uno tra i libri più letti del tempo: tra la data di prima pubblicazione e il 1628 si sono susseguite circa 40 edizioni. Il materiale raccolto da Münster è di tre tipi: fonti letterarie, manoscritti con descrizioni delle campagne e dei villaggi, e infine l’esperienza dei suoi viaggi, principalmente in Alsazia, Svizzera e Germania sud-occidentale. L’opera contiene non solo le mappe più recenti di molte tra le più grandi città, ma include anche una quantità enciclopedica di dettagli sul mondo più e meno conosciuto; oltre alle famose mappe, il testo è cosparso di narrazioni visionarie, dense ed energiche, su principi e re di terre lontane, usi e costumi, flora e f…

Eìs Apóllona

La descrizione di Apollo richiede stile sublime: un’elevazione al di sopra di tutto ciò che è umano. La citazione è di Winckelmann ed è riportata da Walter Otto (Gli dèi della Grecia, 1944) il quale, a proposito del luminoso figlio di Zeus, scrive: «Apollo accanto a Zeus è il dio greco più significativo [...], è impossibile immaginare che egli possa comparire senza dar prova della sua superiorità». Le sue manifestazioni sono grandiose, la sua voce risuona con la maestà di un tuono e chi lo incontra non solo ne è intimamente scosso, ma risente nella sua potenza tutta la caducità dell’esistenza terrena.
Misterioso, inavvicinabile Iconicamente la raffigurazione classica più appropriata, secondo Otto, è la statua in marmo di Apollo sul frontone occidentale del tempio di Zeus ad Olimpia (471-456 ca., ora custodito al Museo archeologico di Olimpia), e ce ne fornisce un’appassionata descrizione. Il dio compare all’improvviso tra la folla in tumulto e tende un braccio per intimare la tregua: …
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Liberaci dal male. Funzione apotropaica del demone Pazuzu

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