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Mitologia del serpente

Grazia sinuosa e colori brillanti, emblema di longevità, eternità e conoscenza – «il più sapiente del creato» (Genesi 3,1) –, abile e persuasivo, prismatico, ipnotico. Tra tutti gli esseri che nell’immaginario mitico hanno rappresentato o sono stati soggetti a trasformazioni, il serpente è quello che per eccellenza incarna l’idea, ambigua, inafferrabile della metamorfosi. Forse per la molteplicità dei suoi attributi e delle sue forme, ha svolto nelle varie tradizioni i ruoli più diversi. In virtù della sua sapienza, ha insegnato le arti e le tecniche utiali all’umanità; nell’Eden è il tentatore astuto e mellifluo, accanto ad Asclepio e Hygeia è simbolo della benefica ed efficace azione del dio oppure, identificato nella sua “legittima progenie” (draghi e dragoni), eternamente maledetto come la personificazione del male. Simbolo per i bramini del tempo infinito che abbraccia l’universo, lo vediamo giacere quieto presso le radici dell’albero cosmico Yggdrasill nella mitologia norrena, n…

L’Asklepieion di Corinto

Alla luce della documentazione raccolta, il quadro della diffusione del culto di Asclepio nel Peloponneso è piuttosto sfumato e complesso. Gli Asklepieia popolano in numero straordinario non solo il mondo periferico (Pergamo), ma anche le terre barbariche ellenizzate a partire dalla stessa Roma, che possono senz’altro considerarsi emanazioni della prestigiosa fondazione epidauria. Qui il nesso mitico tra Asclepio e Apollo viene costantemente ribadito, sia nell’architettura dei santuari sia sul piano cultuale. La funzione che Apollo svolge per l’ingresso del dio medico nelle varie città è confermata sia dalla documentazione letteraria che dall’archeologia: uno dei casi più significativi è quello di Corinto, sede di un santaurio del dio tra i più rilevanti della regione. A Corinto, sotto il tempio di Asclepio, già nel V secolo aev esisteva un santuario arcaico ad Apollo che spiega come Asclepio abbia potuto sostituirsi senza trauma al padre (cfr. su questo blog Asclepio, il momento…

In liquido aere. Cosmogonia di Talete

L’XI volume degli Atti del Congresso internazionale di scienze storiche, che si è tenuto a Roma nell’aprile del 1903, è dedicato alla Storia della filosofia e alla Storia delle religioni. Tra i contributi ne segnaliamo uno a firma di Alessandro Chiappelli, ordinario di Storia della filosofia all’Università di Napoli dal 1886 al 1908 e senatore della Repubblica, sugli Elementi egizi nella cosmogonia di Talete dove viene analizzata la dottrina del filosofo di Mileto alla luce delle corrispondenze con le religioni del Vicino Oriente Antico, in particolare dell’astronomia babilonese, e soprattutto con quella egiziana, ad ogni modo sostenendo una sua origine extraellenica. Talete, considerato il fondatore della filosofia greca e il più antico cosmografo greco, fu, secondo una tradizione che Platone ha reso celebre, primo dei Sette sapienti (Protagora, 343a), inauguratore delle scienze, «che alla metà del VII secolo sorge come il primo raggio all’orizzonte ed annunzia una grande e luminosa …

Bella come un fascio di luna. Versi dall’adorazione di Inanna

Quattro millenni e mezzo fa, a Sumer, l’educazione di uno scriba consisteva in un lungo e laborioso praticantato nel corso del quale il tirocinante si esercitava a copiare e riprodurre le tavolette che spesso costituivano la collezione privata della sua famiglia - alcune ne possedevano di molto ampie, tra opere letterarie e trattati scientifici, oltre a quelle che arricchivano le grandi biblioteche dei templi e dei palazzi reali - per dimostrare l’acquisita padronanza della complessa arte a cui dedicava tutta la sua vita. Il lavoro iniziava con la preparazione del materiale: l’argilla veniva raccolta e conservata in una grande vasca; poi, quando occorreva una tavoletta, lo scriba ne stendeva una sottile lastra, ancora umida, piegandola poi in tre, a destra, a sinistra e al centro. Successivamente levigava i bordi in modo che le piege non fossero più visibili e quindi la incideva con uno stilo di canna, di legno o di metallo. Secondo una modalità piuttosto diffusa, al contenuto dell…

Oro e argento per gli dei. Artefatti rituali dalla terra di Canaan

Recipienti, calici, piatti per bruciare incensi e aromi, maschere, oltre a ossa di vari animali, due pithoi di amplissima capacità (200 litri ciascuno) di provenienza cipriota: sono le più recenti scoperte portate alla luce dagli archeologi nel sito di Tel Burna in Israele, identificato con una città fortificata canaanita compresa all’interno del biblico Regno di Giuda al confine con la Filistea. Il team che si occupa degli scavi, iniziati nel 2009, rompe l’iniziale prudenza e ufficializza: lo spazioso edificio dove sono stati rinvenuti in gran quantità questi oggetti, ampio quasi 16 metri e costruito interamente su roccia, non ospitava una casa privata ma un luogo di culto, se non un tempio per se, dove nel corso del I millennio si svolgevano regolarmente festività rituali. Su questo i ricercatori non nutrivano dubbi neanche prima: il numero dei reperti identificabili come rituali, la loro varietà per origine e datazione non sembrano il risultato di cerimonie sporadiche né casuali,…

Roberto il Diavolo, opera in cinque atti

Un dì sbarcò al porto di Palermo un giovane straniero per andare a prender parte al torneo indetto dal duca di Messina. Aveva con sé bellissime armi e al seguito compagni, scudieri e un amico dall’aria losca dal quale non si separava mai, di nome Bertram. Ad accoglierli, sull’ombroso lido, alcuni cavalieri radunati a tavola che si concedevano una lauta gozzoviglia. L’opera di Giacomo Meyerbeer, compositore berlinese, andò in scena per la prima volta a Parigi nel 1831 e fu un successo senza precedenti, superando qualsiasi previsione. Essa si inserisce nella tradizione del racconto morale cavalleresco che prevede la soluzione del conflitto drammatico da parte dell’eroe in un percorso che parte dalla dannazione e arriva alla santità, dopo il superamento di alcune difficili prove. La più sensazionale, narrata nella scena VII, costituisce il culmine drammatico dell’intera opera e mette in scena un baccanale di monache fantasma, sullo sfondo dal gusto gotico e decadente di un vecchio monast…

Il tempo è un mostro che divora. Conclusioni iconografiche su Aion-Chronos

C’è nell’iconografia mitraica un elemento che sicuramente non appartiene al mondo classico: è una figura mostruosa, alata, con la testa di leone, il corpo avvolto nelle spire di un serpente. È una immagine del tempo che ogni cosa divora e consuma; le ali accennano alla rapidità del suo trascorrere, il serpente che si attorciglia, con il capo che di solito poggia sulla testa leonina, allude al ciclo eterno dei moti stellari che presiedono al fluire del tempo¹. I suoi simboli, oltre al serpente e le ali, sono due chiavi, che tiene in mano, con riferimento al sole che nel suo corso apre e chiude le porte del cielo; altri attributi frequenti sono lo scettro, simbolo di signoria che il tempo esercita su tutte le cose, e così il globo, il cratere, l’altare.

L’eresia del tempo infinito A voler cercare un’origine di questo peculiare personaggio mitraico, non si fatica a risalire al nucleo iranico: sotto il nome Zervân (o Zruvân, il Tempo), l’ortodossia zoroastriana indicava una creatura di Ahu…

Marie Laveau, regina creola

Bella e carismatica creola congolese di discendenza francese di cui è difficile tracciare con esattezza le origini, grazie a un operato costante e capillare ha saputo riplasmare il vodou americano contribuendo in maniera decisiva alla sua diffusione, fino a diventare un punto di riferimento per la sua comunità, dal più umile e bisognoso ai ceti più elevati, che poi ne ha codificato il mito: la continuità del suo agire magico è garantita dalle sue figlie, eredi di un sapere che si protrae lungo un’esistenza longeva fino all’inverosimile dagli anni Venti dell’Ottocento, quando, giovane sposa, viene registrato negli archivi di New Orleans il suo matrimonio, fino al 1930, e le diverse identità si confondono in una sola, eterna.

Molte donne portavano il nome Marie Laveau (o Laveaux) secondo gli archivi della Louisiana del XIXsecolo e gli inizi del XX. La prima, quella che interessa questa ricerca, risulta nata agli inizi dell’Ottocento e la sua morte è registrata nel 1881, mentre la secon…
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