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Gli dei di Roma e il potere dei loro nomi segreti

“Indigitamenta” è un termine latino di etimologia incerta che identifica una collezione ufficiale di preghiere, contenente una serie di azioni rituali e formule di invocazione, appartenenti ai libri pontificii redatti dall’alto collegio romano, il quale sovrintendeva all’osservanza di tutte le questioni sacre. Vi erano contenuti i nomi delle divinità , i loro epiteti e le formule da usare nelle circostanze adatte che ne descrivevano le proprietà e l’origine. Queste lunghe liste, compilate con accuratezza dai pontefici, avevano lo scopo di attribuire il giusto nome alle azioni che sarebbero state compiute nel corso di cerimonie pubbliche o private. Carl Friedrich Deckler (1838-1918), Vestale con ghirlanda ( Wiki commons ) L’azione che concretizza il divino La religione romana, definita dal greco Polibio (II sec. aev) “razionale”, educatrice, civica, manca di miti cosmogonici e teogonici o piuttosto i miti sono stati sottoposti a un processo di “storificazione”; la storia e il culto (ci

La “materia prima” degli dei

Niente ci è meno estraneo del genio del paganesimo , il mondo greco antico e il mondo africano tradizionale hanno tra loro più di un punto in comune e, qualunque siano i valori e le appartenenze da noi rivendicati, la nostra vita quotidiana obbedisce in larga misura a logiche pagane che impregnano la letteratura, la creazione artistica e la filosofia occidentali (tratto da Marc Augé,  Prefazione  a  Genio del paganesimo , Bollati Boringhieri, Torino 2008). Testa di Giove, I sec. ev, Museo di Storia dell’Arte di Vienna . Di cosa sono fatti gli dei? Secondo Marc Augé, etnoantropologo parigino “dei mondi contemporanei” noto per la sua definizione di “non luogo”, la loro esistenza non ha a che fare con  l’antropomorfizzazione della natura (per Freud si tratterà di una “negoziazione”), perché questa sarebbe una interpretazione arbitraria di stampo evoluzionista, che ritiene l’impersonale preesistente al personale, come la magia anticiperebbe la religione. La retorica del divin

L’autoerotismo è un atto magico, praticare con cautela

In questo sacrificio agli dei abissali, è l’apoteosi che li trasmuta in quella bellezza e in quella forza che sono la tua eternità e la redenzione dell’umanità (John W. Parsons, in Kenneth Grant, Il risveglio della magia , Astrolabio 2004, p. 41). Attenzione: questo articolo potrebbe riportare contenuti espliciti.   La petite mort , scuola francese, XVIII secolo, via Arcadia Art La ribellione di Onan Nell’Antico Testamento la masturbazione è un atto di disobbedienza ¹. In Genesi , 38 , si narra di Giuda, che commise l’“errore” di sposare una donna cananea, la quale gli diede tre figli: Er, Onan e Sela. Anche Er, il primogenito, sposò una cananea di nome Tamar, ma non era gradito al Signore (per qualche motivo su cui il testo biblico non si sofferma) che perciò lo fece morire precocemente; come allora era d’uso, il fratello (o un altro congiunto) doveva provvedere a sposare la vedova e dare una discendenza a colui che era morto senza prole, ma Onan si rifiutò di rispettare questa

Mitologia del serpente

Grazia sinuosa e colori brillanti, emblema di longevità, eternità e conoscenza – «il più sapiente del creato» ( Genesi 3,1) –, abile e persuasivo, prismatico, ipnotico. Tra tutti gli esseri che nell’immaginario mitico hanno rappresentato o sono stati soggetti a trasformazioni , il serpente è quello che per eccellenza incarna l’idea, ambigua, inafferrabile della metamorfosi. Forse per la molteplicità dei suoi attributi e delle sue forme, ha svolto nelle varie tradizioni i ruoli più diversi. In virtù della sua sapienza, ha insegnato le arti e le tecniche utiali all’umanità; nell’Eden è il tentatore astuto e mellifluo, accanto ad Asclepio e Hygeia è simbolo della benefica ed efficace azione del dio oppure, identificato nella sua “legittima progenie” (draghi e dragoni), eternamente maledetto come la personificazione del male. Simbolo per i bramini del tempo infinito che abbraccia l’universo, lo vediamo giacere quieto presso le radici dell’albero cosmico Yggdrasill nella mitologia norrena,

L’Asklepieion di Corinto

Alla luce della documentazione raccolta, il quadro della diffusione del culto di Asclepio nel Peloponneso è piuttosto sfumato e complesso. Gli Asklepieia popolano in numero straordinario non solo il mondo periferico (Pergamo), ma anche le terre barbariche ellenizzate a partire dalla stessa Roma, che possono senz’altro considerarsi emanazioni della prestigiosa fondazione epidauria. Qui il nesso mitico tra Asclepio e Apollo viene costantemente ribadito, sia nell’architettura dei santuari sia sul piano cultuale. La funzione che Apollo svolge per l’ingresso del dio medico nelle varie città è confermata sia dalla documentazione letteraria che dall’archeologia: uno dei casi più significativi è quello di Corinto , sede di un santaurio del dio tra i più rilevanti della regione. A Corinto, sotto il tempio di Asclepio, già nel V secolo aev esisteva un santuario arcaico ad Apollo che spiega come Asclepio abbia potuto sostituirsi senza trauma al padre (cfr. su questo blog Asclepio, il momen

In liquido aere. Cosmogonia di Talete

Talete, considerato il fondatore della filosofia greca e il più antico cosmografo greco , fu, secondo una tradizione che Platone ha reso celebre, primo dei Sette sapienti ( Protagora , 343a), inauguratore delle scienze, «che alla metà del VII secolo sorge come il primo raggio all’orizzonte ed annunzia una grande e luminosa giornata». Morì in età avanzata nel 548 ca aev. Talete era molto noto nell’antichità. Possedeva delle approfondite doti nautiche anche in virtù della sua attività di mercante, grazie alla quale non si esclude che abbia avuto conoscenza diretta dell’Egitto; d’altronde, gli scambi commerciali e i rapporti con le colonie ionie erano assidui e frequenti, e hanno permesso che si diffondessero molte notizie sulla lontana terra dei faraoni. Si sapeva, ad esempio, che i sacerdoti egizi  avessero «in dispregio» la terra ellenica perché non irrigata dai fiumi e prima o poi avrebbe corso il rischio di inaridirsi, «dovendo aspettarsi dalle piogge, o dal beneplacito di Giove, la

Bella come un fascio di luna. Versi dall’adorazione di Inanna

Quattro millenni e mezzo fa, a Sumer, l’ educazione di uno scriba consisteva in un lungo e laborioso praticantato nel corso del quale il tirocinante si esercitava a copiare e riprodurre le tavolette che spesso costituivano la collezione privata della sua famiglia - alcune ne possedevano di molto ampie, tra opere letterarie e trattati scientifici, oltre a quelle che arricchivano le grandi biblioteche dei templi e dei palazzi reali - per dimostrare l’acquisita padronanza della complessa arte a cui dedicava tutta la sua vita. Il lavoro iniziava con la preparazione del materiale: l’argilla veniva raccolta e conservata in una grande vasca; poi, quando occorreva una tavoletta, lo scriba ne stendeva una sottile lastra, ancora umida, piegandola poi in tre, a destra, a sinistra e al centro. Successivamente levigava i bordi in modo che le piege non fossero più visibili e quindi la incideva con uno stilo di canna, di legno o di metallo. Secondo una modalità piuttosto diffusa, al contenuto del

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