Barbelo o la perfezione androgina

Gnostikoi è il termine con cui i Padri della Chiesa designarono, con finalità polemiche, coloro che, secondo varie correnti religiose della tardo-antichità, cercarono di perseguire la gnosis. “Una delle peculiarità dei sistemi gnostici sta nel fatto che da un inizio monistico si sviluppano risultati dualistici” e il dualismo diventa la condizione sine qua non delle molteplici forme di gnosticismo. “Si tratta di un dualismo fondamentale di termini antitetici, non complementari, che assume due forme: dualismo tra uomo e mondo sul piano dell’esperienza, e dualismo mondo/Dio su quello teorico e teologico”.

Leonardo, San Giovanni Battista
Il mito gnostico si aggira attorno a quattro termini: la trascendenza divina, le potenze inferiori (il demiurgo e gli arconti), la salvezza e l’uomo, un composto psico-fisico in cui è presente lo spirito trascendente. La salvezza richiede una rivelazione come “veicolo necessario del progresso”, mentre “per quanto riguarda il peccato esso non è umano, ma appartiene agli eòni che hanno causato la disgregazione dell’ordine superiore”. Il peccato è dunque divino, precedente la creazione e non conseguente a essa, e questa sostanziale differenza tra il peccato originale cristiano e la colpa antecedente (U. Bianchi, 1966) gnostica “sta al cuore stesso del fenomeno gnostico” (I.P. Culianu, Gnosticismo e pensiero moderno: Hans Jonas, l’«Erma» di Bretschneider 1985, pp. 52 segg).



“I rapporti gnosticismo-cristianesimo sono cosa delicata: c’è chi sostiene che il primo sia una frangia eretica del secondo e chi addirittura rovescia i termini, facendo del cristianesimo uno sbocco laterale di uno gnosticismo precristiano; c’è anche chi considera lo gnosticismo come una religione a sé, i cui punti di tangenza con il cristianesimo sono superficiali” (e infra ib., pp. 15 segg).
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Le fonti

“I testi gnostici originali tradotti in copto e giunti fino a noi sono contenuti nei cosiddetti codici Askew e Bruce (il trattato Pistis Sophia, i due Libri di Ieû e frammenti di scritti ignoti), nel codice Berolinensis Gnosticus 8502 (Il Vangelo secondo Maria, l’Apocrifo di Giovanni, la Sophia di Gesù Cristo e Gli Atti di Pietro) e nei tredici codici rinvenuti nel dicembre 1945 a Nag Hammadi, che si trovano oggi in possesso del museo copto del Vecchio Cairo”.

Gli eresiologi cristiani, nonostante la dura e aperta campagna di discredito, sono l’unica fonte che ci informa sulle pratiche gnostiche, cioè le conseguenze rituali che gli adepti traevano dalle premesse teoriche dei loro trattati – i quali, tra II e III secolo, furono di rilevante quantità e diversità.

Le fonti patristiche hanno il vantaggio di essere fondamentalmente attendibili nel riportare testualmente i testi gnostici: Ireneo di Lione (m. 200 ca.) riporta molti brani della letteratura gnostica e in particolare valentiniana; negli Stromata di Clemente di Alessandria sono contenuti molti frammenti di Valentino, Basilide, Carpocrate e Isidoro; Ippolito Romano (m. 235, in Philosophumena o Confutazione di tutte le eresie), confutando le eresie gnostiche, le descrive dettagliatamente argomentando per la prima volta una derivazione di queste correnti dalla cultura ellenica e dalla filosofia e mitologia greche, piuttosto che dal milieu giudaico-cristiano.

Di certo lo gnosticismo non fu fenomeno unitario. Alcune correnti come il valentinismo, che aveva due scuole e molti seguaci, e più tardi (III secolo) il manicheismo, che aveva un aspetto universalistico e contava su una attiva ed efficace propaganda, assunsero proporzioni maggiori di altre. Gli accenti vivaci della polemica cristiana fanno poi supporre che il peso ideologico e sociale dei ‘gruppuscoli’ gnostici non fosse affatto da sottovalutare.

Rientrano in questo rapido elenco i Mandei, comunità isolata dell’Iraq e dell’Iran di dialetto aramaico, seguaci di una ‘religione del libro’ come i manichei; tra i più importanti testi il Gran Tesoro o Ginzâ, già conosciuto nel XIX secolo in traduzione tedesca. In ambiente islamico forme di gnosi si formarono dal tronco dell’ismailismo con variazioni più o meno ‘esoteriche’ sui temi appartenenti al cosiddetto dualismo popolare (gli Yazidi o gli Ahl-e haqq, i Fedeli di Verità). In Palestina, a Safed, una delle più importanti scuole della Cabala ebraica conteneva forti elementi dualistici mentre nell’Europa medievale, in Francia e in Italia, i Catari furono una derivazione bizantina e tracia del manicheismo.

Simon Mago primo gnostico

Originario della Samaria, contemporaneo degli apostoli, è menzionato negli Atti (Luca gli dedica uno spazio “inusuale”) per aver voluto acquisire i carismi dello Spirito con il denaro (da qui il termine simonia). “Nella sua essenza la dottrina di Simone afferma che il mondo non è stato creato da un Dio provvidente e buono, ma da angeli subordinati e cattivi che per giunta lo governano male. Idee simili non erano per nulla estranee al giudaismo del tempo, ma Simone escogita un’intera genesi trascendentale del mondo e dell’uomo, un sistema di emanazioni, un mito complesso in cui l’elemento femminile primordiale ha una parte importante, e una dottrina di salvezza in cui a lui, Simone, che è un eòne celeste, spetta il ruolo di redentore.

L’unità dottrinaria dello gnosticismo è compensata da una vasta differenza di espressioni religiose: mentre alcuni gruppi come gli Ofiti o i Barbelognostici si esprimono attraverso i miti di cui i personaggi sono ipostasi (Zoe-Vita, Nous-Ragione, Ennoia-Pensiero, Thelesis-Volontà, Charis-Grazia e così via), altri come i Sethiani hanno un carattere speculativo-filosofico che demitizza il sistema dottrinario e la personificazione di entità logico-etiche è ridotta al minimo.

Sui Barbelognostici ci informa Ireneo (Adversus haereses) il quale postula, accanto all’esistenza di un Padre innominabile (agnostos theos, il dio ignoto) anche quella di un principio verginale chiamato Barbelo. La spiegazione del nome non è chiara: lo si fa derivare da un’espressione aramaica che significa ‘Dio-è-in-quattro’; altri invece (Burkitt) da una parola copta significante ‘seme’, tesi poi respinta poiché sarebbe impossibile cercare l’origine copta di un nome originariamente scritto in greco.

Le vicende celesti

“Nella sua volontà di rivelarsi a Barbelo, il Padre emana l’eòne Ennoia-Pensiero che a sua volta emette Prognosis, Prescienza, e insieme producono altri due eòni: Aphtharsia, Incorruttibilità, e Zoe Ainoia, la Vita Eterna. Gli eòni possono accoppiarsi e generare moltitudini di eòni; uno di questi, Autogenes (Nato da Sé) emette l’Uomo perfetto chiamato Adamas, il protoantropo, incorruttibile e inalterabile, adamantino”. Il mondo sensibile invece è stato generato da un conato di Sophia, principio femminile che non ha una controparte maschile e che viene chiamata Prunikos (la traduzione ‘la pruriente’ è incerta ma probabile) per via del suo continuo inappagamento sessuale.

Quanto ai Sethiani, essi “postulano l’esistenza di tre princìpi: la luce, le tenebre e lo spirito o pneuma in mezzo, una ‘fragranza’ che irradia ovunque. Questi princìpi non si rivelano attraverso percezione immediata, ma attraverso una graduale meditazione che assomiglia all’apprendimento di un’arte”. Le tenebre sono formate da acqua irrazionale, sola, invisibile, oscura e debole che tende a trattenere in sé lo splendore della luce.

Dall’impatto primordiale di questi tre princìpi sono stati creati il cielo e la terra, attraverso uno ‘stampo’ o matrice (matrix), una vulva cosmica su cui è impressa la forma di ogni organismo particolare.

Le Tre stele di Seth

Sono un testo liturgico contenuto in un codice copto datato intorno all’anno 345; il VII codice contiene cinque trattati: la Parafrasi di Shem, il Secondo Discorso del grande Seth, l’Apocalisse di Pietro, gli Insegnamenti di Silvano e queste Tre Stele. Lo schema segue un topos letterario piuttosto comune nella tardo-antichità quale fu anche per Hermes – rivelazione di una dottrina segreta, trascrizione e occultamento, ritrovamento da parte degli iniziandi. Qui l’entità rivelatrice è il biblico Seth e il messaggero è Dositeo; grande nome dello gnosticismo, Origine ne parla più volte: “da lui sono derivati e derivano tuttora i Dositeni e narrano di lui certe favole, che non avrebbe gustato la morte, ma sarebbe tuttora in vita”. Samaritano come Simon Mago del quale si dice fosse maestro, discepolo o rivale – secondo le Pseudo-Clementine entrambi sarebbero stati discepoli di una dottrina segreta predicata da Giovanni Battista (e infra L. Monaldi, Testi gnostici, Utet 1982).

Tutto è triplice

Questo scritto è una rivelazione (in copto ouonh equivale al greco άποκάλυψις) e consiste in tre preghiere rivolte ai tre nomi del pantheon mitologico gnostico (Adamas, Barbelo e lo Spirito); è “una liturgia di discesa e di salita mistica corrispondente ai tre stadi dell’ascesa dell’orante sethiano”, tre inni che accompagnano l’estatico cammino verso il cielo, cioè verso la personificazione del fedele con Seth.

Barbelo compare anche in Zostriano, un trattato probabilmente composto in Grecia e poi diffuso ad Alessandria tra II e III secolo che riflette una forma di gnosticismo non-cristiano che ha reinterpretato rituali e mitologie neopitagorici e medioplatonici del II secolo attirando più tardi, insieme al trattato simile Allogeno lo straniero, l'attenzione di Plotino e del suo circolo romano. Zostriano è lo pseudonimo e il protagonista del racconto – leggendario figlio di Iolao e padre di Armenio padre a sua volta, secondo Platone, di Er, che più tardi verrà assimilato a Zoroastro – dei quali vengono narrati i viaggi verso altri mondi.

Le parole segrete

La prima stele è la preghiera rivolta ad Adamas, ‘padre’ Adamas ‘tre volte maschio’ che a sua volta è figlio di Barbelo e dell’Essere supremo, eterno e perfetto, apportatore di salvezza in quanto ha generato il salvatore Seth, diviso ovunque e rimasto uno.

La terza stele, molto danneggiata nelle prime righe in alto, contiene un inno rivolto all’Essere supremo, al di là di ogni sostanza, spirito universale, vita, intelletto.

La  seconda stele è la preghiera a Barbelo. A lei ci si rivolge indifferentemente con aggettivi e pronomi maschili e femminili: la madre, vergine-maschio, grande monade, la potenza che unifica e riconcilia, un mondo di conoscenza. Preesistente nell’eternità. Non-sostanza proveniente da un’unica indivisibile triplice potenza. Gli eòni provengono da un’ombra. Multiplo, diviso, uno e triplo, primo manifestato, grande e virile intelletto, o padre divino, o divino fanciullo, concedici forza affinché siamo salvati per la vita eterna. Noi, infatti, siamo un’ombra di te. Ascoltaci! Noi siamo eòni. Ascoltaci! Ogni individuo è perfetto.

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