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Khnum demiurgo e guaritore

Divinità creatrice di aspetto antropomorfo, con il corpo umano e la testa di ariete dalle corna piatte, indossa una corona bianca ed in mano reca lo scettro e l’ankh, emblema della vita. Dio molto antico, probabilmente di origine predinastica, è menzionato insieme ad altre divinità primordiali negli incantesimi contenuti nei testi delle Piramidi risalenti al faraone Unis, ultimo sovrano della V dinastia (2353-2323 a.C.)[1]. Primo membro della triade di Elefantina, isola sul Nilo centro del culto originario di Khnum, insieme alla sua controparte femminile Sothis e Anuqet, dea della nascita[2], Khnum è il dio della fonte del Nilo celeste ed ha la stessa origine di Osiride e Ptah[3]: dall’isola di Elefantina, il dio governava la regione della prima cataratta e controllava le caverne da cui scaturiva Hapi, il Nilo inondante.

Nel suo ruolo di creatore degli uomini e degli dei, Khnum modella incessantemente l’umanità sulla sua ruota da vasaio. Egli è il creatore del Ka, il principio della vita dell’uomo, l’anima che preesiste quale essenza stellare nel cielo, espressione nella quale è possibile riconoscere l’idea, di origine astrologica, del “dio che è nell’uomo”[4]. Come dio maggiore, era associato ad altri grandi dei, in particolare Amon, Ra, Shu e Horus. In qualità di dio creatore, Khnum ha il potere di garantire la salute e il buon funzionamento del corpo umano, funzione attestata fin dai documenti più antichi, come nel caso del racconto del Re Cheope e dei Maghi contenuto nel cosiddetto Papiro Westcar[5]:

Il bambino si trascinò sulle mani di lei, alto un cubito e con forti ossa; il segreto reale sulle sue membra era d’oro e il suo diadema di veri lapislazuli. Essi lo lavarono, tagliarono il cordone ombelicale, e lo stesero su di un lenzuolo posto su mattoni. E Mesekhent [dea della nascita] si avvicinò a lui e disse: «Un re che eserciterà la sua sovranità sull’intera terra». E Khnum diede salute al suo corpo[6].
Khnum ha generato gli uomini e le donne con la sua ruota di vasaio, è il «fabbricatore delle cose che sono, creatore delle cose che saranno, fonte delle cose che esistono, padre dei padri, madre delle madri», così egli era detto nel Nuovo Regno e quindi appare come un demiurgo ermafrodito[7]. La stessa astrologia classica paragona il cielo rotante, che decide il fato alla nascita, alla ruota da vasaio[8].

La rivelazione di Khnum

La piena del Nilo ha un significato fondamentale per la vita stessa del cosmo. In questo particolare contesto mitico e rituale, Imhotep, garante della tradizione che si perpetua attraverso il testo scritto, si fa immagine di Khnum, che da Elefantina controlla la piena. Questo legame trova conferma nella cosiddetta Stele della Carestia, o della Fame (Sehel), datata al regno di Tolomeo V e quindi coeva alla fondazione del santuario di Imhhotep a File. 

Questo testo, ricco di informazioni circa la compagine divina che regola la prima cataratta, è retrodatato, ambientato al tempo di re Djeser della III dinastia, e rappresenta pertanto un “falso testuale”, un artificio narrativo, un apocrifo appositamente creato a scopi di propaganda politica e religiosa, probabilmente a opera di un sacerdote del tempio di Khnum a Elefantina. L’ambientazione della vicenda all’epoca di Djeser costituisce un primo anello di congiunzione con Imhotep. La storia si colloca nel genere della “novella regale”, un racconto dove il faraone è protagonista perché attraverso di lui proviene la soluzione ai problemi che incombono sul paese[9].

Il testo, come vedremo anche nel caso degli inni dal tempio di Esna, si basa su estratti di manualistica templare e pertanto è di difficile lettura, in quanto i sacerdoti tendevano all’ermetismo. Questa è la vicenda narrata: a causa di una siccità perdurante, che trova la sua origine nel basso Nilo, l’Egitto è prostrato da una carestia che dura sette lunghi anni, un periodo di crisi durante il quale anche i templi vengono abbandonati all’incuria e al degrado. Per cercare una soluzione vengono allora consultati i testi antichi presso la biblioteca templare. Imhotep, patrono degli scribi e del testo scritto, consente al sacerdote di conoscere eventi prodigiosi che si sono verificati in passato e dei quali gli antichi manoscritti conservano la memoria. È così possibile riconoscere il luogo di origine della piena, dove il mondo umano e quello divino si incontrano, le “Due Caverne” al confine meridionale del paese governate da Khnum insieme con un collegio divino composto dagli altri dei del tempio: Sothis, Anuqet, Hapi, Shu, Geb, Nut, Osiride, Horus, Iside, Nefti. Allora, avendo trovato una prima risposta nei libri, il sacerdote predispone una cerimonia in onore degli dei del tempio:

Dopo che […] i libri sacri furono sciolti dai loro legami, ho fatto [fare] dei riti di purificazione, ho guidato riti misteriosi [secondo altre interpretazioni: le processioni], fatto fare delle offerte complete di pane, birra, volatili, buoi e tutte le cose buone agli dei e dee di Elefantina il cui nome era stato pronunciato[10].

A questo punto entra in scena il faraone, cui Khnum appare in sogno descrivendo le proprie prerogative e competenze: il dio di Elefantina si presenta quale signore della piena e motore primo di quella rigenerazione della terra che si identifica con l’acqua della piena, in grado di porre fine alla carestia. In seguito all’intervento divino il paese rifiorisce, la natura e gli uomini rinascono e il sovrano è pertanto legittimato nel suo ruolo di garante della prosperità nazionale. 

La piena del Nilo assume così un significato rituale cosmico: Khnum si presenta infatti come creatore autocreato, e per questo associato ad altre divinità primordiali come Nun, l’abisso, da cui procede Hapi, l’acqua non più indifferenziata e apportatrice di vita, prefigurazione della piena che farà rivivere l’Egitto dopo la siccità, e da questa, a sua volta, emergerà la terra fertile, Tatenen. A essi si associa infine Shu, personificazione della forza vitale che determina lo spazio fisico entro cui si svolge la vicenda cosmica.

Io sono Khnum, il tuo creatore: le mie braccia sono intorno a te per rafforzare il tuo corpo e per salvaguardare le tue membra. Io ho stabilito per te pietra su pietra […] in passato, con le quali non è mai stato fatto un lavoro per costruire templi, restaurare rovine e per decorare i santuari e gli occhi [le statue] del suo signore; perché io sono il signore che forgia, perché io sono l’autoforgiato; Nun il grande, l’antico venuto in esistenza in origine, Hapi che [straripa] a suo piacimento, che crea con la sua attività tutti gli uomini, guida di ognuno nelle sue ore, Tatenen padre degli dei, Shu l’antico, capo del cielo. Due ante sono nel sacello al cui interno io sono: quando il pozzo che io ho fatto è aperto, io scopro Hapi, e questo attraversa il campo; un attraversamento che riempie di vita [ognuno], attraversamento del campo per rinnovarlo. Io farò straripare per te Hapi e non ci sarà un altro anno di desiderio o di mancanza in tutta la terra: cresceranno le piante cariche di frutti, mentre Renenutet [dea delle provvigioni e del nutrimento] presiederà a tutto ciò, provvedendo a ciò all’infinito[11].

La rivelazione del dio, che qui si lega con la sua capacità di regolare la piena del fiume, assicura la fine della carestia in cambio della quale il faraone fa al nume un’offerta reale. Viene così consacrata al culto di Khnum di Elefantina la Dodekascheno, la regione che si estendeva subito a sud della cataratta e che fungeva da zona cuscinetto tra l’Egitto tolemaico e il regno nubiano, con tutti i beni che vi erano presenti, legna, pietre e materiali preziosi, prodotti agricoli e bestiame. Con questo testo a metà tra il decreto reale, il manuale templare e l’innologia, venivano insomma assicurate al santuario di Elefantina e ai suoi magazzini tutte le entrate necessarie al suo mantenimento.

Rilievo di Khnum raffigurato con la testa di ariete (The Walters Art Museum)

Due inni a Khnum

Oltre a Elefantina, uno dei centri cultuali più importanti di Khnum era quello di Esna. A lui è dedicato il tempio Nord, costruito in età greco-romana e tra i meglio conservati; le numerose iscrizioni religiose costituiscono una ricca documentazione del culto di Khnum e ci informano in dettaglio degli elaborati rituali quotidiani e delle lunghe cerimonie che trovavano la loro massima espressione nelle feste annuali[12]

A questo contesto templare appartengono i due inni a Khnum qui proposti, l’Inno mattutino, che serviva a risvegliare il dio nel suo santuario, e il Grande Inno, che glorificava Khnum come dio creatore. I testi risultano di difficile comprensione per via del linguaggio ermetico cui tendeva la classe sacerdotale.

Dal tempio di Esna provengono diversi inni mattutini. Quello qui riportato, che ci è giunto in cattivo stato di conservazione, è composto da strofe, anafore e ritornelli e veniva recitato nelle feste del 20° giorno del mese di Epiphi. Khnum viene identificato prima con Amon e poi con Shu, il guerriero figlio di Ra.

Inno mattutino

Risvegli di Khnum. Recitare: // Svegliati bene in pace, svegliati bene in pace, / Khnum-Amon, l’antico! / Emanato da Nun, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, signore dei campi, / Grande Khnum, / Che ha il suo dominio nel prato, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, signore degli dei e degli uomini, / Signore del grido di guerra, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, potente pianificatore, / Grande potere in Egitto, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, signore della vita, / Corteggiatore di donne, / A cui vengono dei e uomini come lui ordina, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, ariete grande e maestoso, / dalla coda piumata, dalle corna affilate, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, grande leone, / Uccisore di ribelli, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, re coccodrillo, / Potente vincitore, / Che conquista a suo piacimento, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, signore dal volto velato, / Che chiude gli occhi davanti ai suoi nemici, / Mentre porta le armi, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, capo dei pastori, / Che afferra il bastone, / Che colpisce chi lo attacca, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliato, grande coccodrillo che dice / “Ciascuno di voi ucciderà il suo compagno” [identificato con Shu, Khnum combatte in nome del dio sole Ra; “compagno” sta qui per “avversario in battaglia”] / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati Shu, dal braccio potente, / Campione di suo padre, / Uccisore di ribelli, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, ariete combattente che insegue i suoi nemici, / Pastore dei suoi seguaci, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, multiforme, / Che cambia forma a sua volontà, / In pace, svegliati pacificamente! // Svegliati, Khnum che modella come desidera, / Che mette ogni uomo al suo posto[13].

Nel Grande inno, composto in età romana sul modello degli inni tolemaici, viene messo in risalto con maggiore forza il ruolo di Khnum come creatore. Questa invocazione veniva infatti recitata in occasione della festa dell’installazione del tornio da vasaio, celebrata il primo giorno del mese di Phamenot. 

Anche questo di difficile interpretazione, soprattutto in alcuni passaggi, l’inno si compone di tre parti: nella prima, Khnum è il vasaio che modella incessantemente l’umanità sul suo tornio e dota il corpo umano di tutte le sue funzioni, intervenendo come guaritore quando sopraggiungono le sofferenze; nella seconda, il dio è adorato come creatore di tutti i popoli, degli animali e delle piante; la terza parte, infine, descrive le diverse manifestazioni del dio, associato agli altri dei creatori.

Grande Inno a Khnum

Khnum creatore di corpi. Un altro inno a Khnum-Ra, / dio del tornio da vasaio, / che ha regolato la terra con il suo lavoro; / che si unisce in segreto, / che costruisce bene, / che nutre gli uccellini nei nidi con il soffio della sua bocca; / che inonda questa terra con Nun, / mentre il curvo mare e il grande oceano lo circondano. // Egli ha plasmato gli dei e gli uomini, / ha creato le greggi e gli armenti; / ha creato gli uccelli così come i pesci, / ha creato i tori e generato le mucche. // Egli ha annodato il flusso del sangue alle ossa, / formando nella sua bottega la sua opera, / così il respiro della vità è dentro ogni cosa, / sangue legato allo sperma nelle ossa, / per lavorare le ossa dall’inizio. // Egli fa partorire le donne quando il grembo è pronto, / così da aprire […] come vuole; / lenisce la sofferenza con la sua volontà, / allevia la gola, fa respirare tutti, / dà la vita ai piccoli nel grembo materno. // Egli fa spuntare i capelli e crescere le trecce, / ha fissato la pelle sugli arti; / ha costruito il cranio, ha formato le guance, / per dare forma all’immagine [la figura umana]. / Egli ha aperto gli occhi, scavato le orecchie, / ha fatto sì che i corpi inalino l’aria; / egli ha formato la bocca per mangiare, / la gola per deglutire. // Egli inoltre ha creato la lingua per parlare, / la mascella perché venga aperta, la gola per bere, / la gola per ingoiare e sputare. / La colonna vertebrale per sostenere, / i testicoli per muoversi, / le braccia per agire con vigore, / la parte posteriore per svolgere il suo compito. / La gola per divorare, / le mani e le dita per fare il loro lavoro, / il cuore per guidare. / I lombi per sostenere il fallo / nell’atto di generare. / Gli organi frontali per consumare le cose, / la parte posteriore per arieggiare le viscere, / e allo stesso modo per sedersi a proprio agio, / e sostenere le viscere durante la notte. / Il membro maschile per generare, / l’utero per concepire, / e far crescere le generazioni in Egitto. / La vescica per produrre acqua, / il membro virile per espellere / quando si gonfia tra le cosce. / Gli stinchi per fare il passo, / le gambe per camminare, / le loro ossa svolgono il loro compito, / per volontà del suo cuore.
Khnum creatore di tutti i popoli e della vita. Tutto è formato sul suo tornio da vasaio, / il linguaggio è diverso in ogni regione, / e si scontra con quello dell’Egitto. / Egli ha creato le cose preziose nelle loro terre, / affinché possano esportare i loro prodotti all’estero, / poiché il signore della ruota è anche loro padre, / Tatenen ha realizzato tutto quello che è sul loro territorio. / Producono le loro provviste – questa è la gente di Ibhat [regione della bassa Nubia] – / per nutrire sé stessi e i loro figli. / Non appena la sua bocca ha sputato sono subito nati, / senza sosta la sua ruota gira ogni giorno. // Tutte le tue creature ti ringraziano, / tu sei Ptah-Tatenen, creatore dei creatori, / che ha prodotto tutto ciò che c’è in Iunyt [Esna]. / Egli nutre il pulcino nel suo nido, / fa partorire la madre al tempo giusto. / Egli ha creato l’umanità, ha creato gli dei, / ha modellato i greggi e gli armenti. / Egli ha creato i pesci, gli uccelli e tutti i rettili, / per sua volontà i pesci di Nun saltano dalle caverne, / per nutrire gli uomini e gli dei. / Egli ha creato le piante nei campi, / ha disseminato le rive di fiori; / ha fatto fruttificare gli alberi, / per soddisfare i bisogni degli uomini e degli dei. / Egli ha aperto giacimenti nel ventre delle montagne, / fa uscire fuori le pietre dalle cave.
Le diverse forme di Khnum. Nella “prima-delle-città” [Elefantina] egli è il Ba-di-Ra [Ba=anima, manifestazione], / che plasma le persone su tutta la terra; / a Iunyt è il Ba-di-Shu, / che modella le persone sulla sua ruota. / Egli ha plasmato gli uomini, generato gli dei, / essi vivono di ciò che proviene da lui, / egli fa respirare coloro che riposano nelle tombe. // A Shas-hotep egli è il Ba-di-Osiride, / per opera sua sono create le mandrie; / a Herwer egli è il Ba-di-Geb, / che plasma tutti gli esseri sulla terra. / Egli è Horus-Metenu a Semenhor, / che crea gli uccelli dal sudore del suo corpo. // Egli cambia la sua forma nel Signore-del-tavolo [Anubis], / per avvolgere Osiride nel luogo dell’imbalsamazione; / egli modella ogni cosa tra le sue mani / per proteggere Osiride sul suo lato destro, / salvandolo dall’acqua attraverso i suoi Gemelli [Shu e Tefnut], / per proteggere il re sul suo lato sinistro, il sempre-vivente. // Egli cambia la sua forma in Suwadjemba di Pi-neter [un santuario], / che crea tutte le cose nel suo campo, / fa crescere gli alberi, coltiva i raccolti, / perché tutti si nutrano dei suoi prodotti. / Egli cambia la sua forma in benevolo Nutrimento, / sulla cima della collina, / per modellare tutti gli uomini e gli animali. // Essi [Khnum e le sue manifestazioni] hanno posto le quattro Mesekhnet [mattoni su cui le donne partorivano, personificate come dee] al loro fianco, / per respingere con incantesimi i propositi malevoli. / Essi sono i signori dei santuari del Sud e del Nord, / nel luogo della creazione di tutto ciò che esiste. / Dio benevolo, / dio che soddisfa, / dio che crea i corpi, / dio che fornisce le narici, / dio che lega le Due Terre, / così che uniscano le loro nature. // Quando Nun e Tatenen per primi nacquero / apparvero come un loto sulla sua schiena, / come erede di Djed-shepsy agli inizi [dio menfita immaginato come un tumulo primordiale da cui sorse Khnum all’inizio della creazione]. / Il loro Ka non morirà, / nessuno potrà ostacolare la loro azione, / nessuna delle terre che essi hanno creato è carente. / Essi sono nascosti tra gli uomini, / hanno creato tutti gli esseri, / essi sono vivi e perenni, / come Ra che sorge e tramonta, / possa il tuo bel volto essere gentile con il faraone sempre vivente[14].

In questa elaborazione teologica, Khnum è inneggiato come colui che ha modellato l’uomo sul tornio da vasaio e ne ha determinato una coordinazione degli organi che rispetta fedelmente la vitalità del processo creativo, celebrando quindi la positività del corpo umano e dei suoi meccanismi

La conservazione dell’equilibrio fisico del corpo rispecchia uno status ottimale dell’individuo: l’attività medica deve pertanto essere interpretata alla luce di un equilibrio cosmico, che va a intervenire ove si sia verificata un’alterazione[15].

Gemma magica con Chnoumis al di sopra di un altare e iscrizione, sul rovescio: «Io sono per sempre lo Spirito Buono» (Lidsay, Le origini dell’alchimia nell’Egitto greco-romano, cit., p. 321)

Khnum nelle gemme magiche greco-egizie

Con magia greco-egizia si intende la vasta produzione, nei primi cinque secoli dell’era corrente, di tecniche rituali di carattere privato che contraddistinguono una religiosità sincretica, cosmopolita e interculturale, dove le istanze della Grecia classica ed ellenistica si mescolano con le tradizioni dell’Egitto faraonico e con quelle delle popolazioni locali che vivevano nelle città dell’Egitto romano e tolemaico. 

Le produzioni materiali su cui erano iscritti gli incantesimi e le formule erano costituite dagli amuleti, che si riteneva offrissero protezione, fortuna, amore, salute e la conoscenza delle cose segrete e per i quali si utilizzavano diversi materiali: frammenti di tessuto, papiri, lamellae metalliche, tavole di pietra e gemme magiche. Le gemme, in particolare, erano ritenute avere una connotazione magico-medicale dalla forte valenza terapeutica che ha contribuito alla loro fortuna e alla loro grande diffusione a livello popolare. Una volta incise o iscritte su entrambi i lati, le gemme erano consacrate da sacerdoti e maghi con riti appropriati e poi montate su collanine o anelli per essere indossate[16].

In questo contesto in cui l’esistenza di spiriti, demoni e dei era data come reale, magia e religione non sono in opposizione ma anzi in continuità l’una con l’altra, in quanto entrambe si caratterizzano per il riferimento al divino e per l’utilizzo di attività rituali finalizzate a comunicare con le entità extraumane affinché intervengano nella quotidianità. 

A differenziare la sfera del magico è piuttosto l’efficacia dello strumento: la magia è l’arte di produrre cambiamenti attraverso l’opera di potenze extraumane che vengono costrette o persuase dal magus a intervenire, con l’utilizzo di nomi o parole magiche, simboli, incensi, offerte e materia magica[17]

Le divinità che ricorrono sugli amuleti, alle quali è richiesta la salute, sono molteplici: il dio medico per eccellenza, Asclepio, ma anche Afrodite, che ha poteri nel settore dell’eros e della fertilità, Artemide Efesia per la protezione contro animali pericolosi e per la guarigione dalle ferite, Eracle per chi soffre di coliche, Ecate contro le infezioni intestinali, Chronos per la cura della sciatica e delle malattie alle anche, Eolo contro il meteorismo, Perseo contro la podagra, Seth come contraccettivo, Horus-Arpocrate contro tutti i mali e, infine, Iside, Osiride e Serapide come divinità guaritrici e salvatrici in senso globale. Inoltre, le gemme con l’immagine di alcuni animali, reali o fantastici, erano usate per guarire malattie specifiche: ad esempio, una lucertola con in bocca una falce di luna per i problemi agli occhi, uno scorpione su diaspro giallo contro le punture dello stesso, un’arpia contro l’epilessia, un ibis che tiene nel becco un serpente, una lucertola o uno scorpione contro il mal di stomaco[18].

Tra le immagini più frequenti rappresentate sulle gemme troviamo quella del serpente radiato e leontocefalo Chnoubis-Chnoumis, solitamente scolpita su diaspro verde, agata o calcedonio blu, indicata per curare le malattie dell’apparato digerente, affiancato dal simbolo magico

ΣΣΣ

Chnoubis compare anche nelle gemme cosiddette “uterine”, per le quali veniva usata l’ematite in virtù dei poteri emostatici che le erano attribuiti, impiegate per prevenire gli aborti e favorire il concepimento, la gravidanza e il parto, oppure, al contrario, a scopo contraccettivo. In questi casi, spesso troviamo l’immagine di un vaso rovesciato, chiuso con una chiave dentata, iscritto all’interno di un ouroboros, il serpente che si morde la coda, con la formula

σοροορμερφεργαρβαρμαρφριουρινξ
(soroormerfergarbarmarfriourinx)

Queste parole magiche si trovano formulate anche accanto all’immagine di Chnoubis, a cui si attribuiva il potere di “apertura” di un organo, in particolare dello stomaco; per questo, Chnoubis è talvolta associato alla Fenice, cui si attribuivano i medesimi poteri sull’apparato digerente[19].

Ciò che ci interessa, a questo punto, è il collegamento tra Khnum e Chnoubis, il serpente radiato dalla testa leonina, nell’accumularsi di associazioni tra divinità che così spesso si riscontra a livello popolare nel contesto della magia greco-egizia. Chnoubis sarebbe, infatti, una variante tarda di Khnum. Così, una formula magica comune che si incontra in rapporto al serpente, recita: 

Chnoubis Naabis Biennouth

dove Naabis sarebbe legato alla radice egiziana nhp, che denota la ruota del vasaio oppure una ipostasi del dio Khnum, mentre Biennouth corrisponderebbe a un termine indicante l’anima-del-dio. Poiché Khnum è il dio che invia il Ka, una delle tre forme dell’anima, emerge che ogni termine dell’iscrizione è legato a questa divinità. Nelle gemme magiche, pertanto, Khnum è collegato al serpente[20].

L’anello di congiunzione tra Khnum e Chnoubis sarebbe Kamephis, o Kmeph (o Knhef, Chneph), il primo generatore ingenerato, l’autogennetos, una forma dell’antico demiurgo ermafrodito il cui emblema è proprio il serpente ouroboros

Sulla figura di Kmeph siamo poco informati. L’unico riferimento rintracciabile in un testo greco è in Damascio (De principiis, 125.4), in un passo che cita tre Kamepheis, secondo uno schema triadico di antica origine egiziana che richiama l’idea della totalità: il primo deriva dalla coppia primordiale costituita dall’Acqua e dalla Sabbia, il secondo è stato prodotto dal primo e il terzo dal secondo. E inoltre, anche presso Giamblico si legge che Hermes avrebbe posto Kmeph come capo degli dei celesti[21]:

Secondo un altro ordine, Hermes prepone come dio Kmeph, capo degli dei celesti: lo dice intelletto che sé stesso da sé stesso pensa e a sé stesso volge i suoi pensieri.

Kmeph è inoltre associato ad Agathodaimon, letteralmente lo “Spirito Buono”, considerato tra i più remoti filosofi d’Egitto, guardiano e protettore del paese, un angelo mistico, il cui simbolo è l’ouroboros

Questo legame è riportato da Filone di Biblo nella frammentaria Storia fenicia, dove, questionando a lungo sull’importanza di restituire agli appellativi divini il senso autentico attraverso una corretta traduzione in lingua greca e una giusta grafia, cita circa ottanta nomi di esseri sovrumani protagonisti della storia più antica della Fenicia; e a proposito proposito di Kmeph scrive che

i Fenici lo chiamano [il Serpente Vivente] l’Agathos Daimon, mentre gli Egiziani lo denominano Kmeph e gli attribuiscono il capo di un falco[22]. Chnoubis rappresenta pertanto la fusione tra Khnum e Kmeph attraverso la figura di Agathodaimon.

Ma, se è difficile districarsi tra questi spesso criptici e frammentari riferimenti letterari, sono proprio gli indizi sparsi nelle formule incise sulle gemme magiche che possono chiarire alcuni aspetti di questa forza sovrannaturale, derivante dalla identificazione tra Chnoubis-Kmeph-Khnum, in cui l’assonanza dei nomi svolge di certo un ruolo importante: Agathodaimon, dalla forma serpentina, a sua volta identificato con Hermes, Thot e Helios, diviene un demiurgo e un protettore. Nel suo ruolo ermetico, è fuso con Kamephis o Kmeph, il serpente dal capo di falco. Segue quindi la fusione con il demiurgo Khnum, dal capo di ariete, che diviene Chnubis, il magico serpente dalla testa leonina[23]

Gemme di Choumis (Lidsay, Le origini dell’alchimia nell’Egitto greco-romano, cit., p. 315)

E così il creatore Khnum diviene, attraverso Chnubis, il supremo demiurgo, assumendo alcune delle qualità di Ptah. Ecco, infine, in questa preghiera a Helios-Agathodaimon affinché trasmetta alla pietra e all’anello il potere di compiere i benefici richiesti, un esempio di come tutte queste figure divine si riallacciano nel miscuglio di identificazioni e stratificazioni che per secoli, nella tardoantichità, si sono sedimentate nell’immaginario magico:

Io ti invoco, o sommo degli dei, signore eterno, sovrano del mondo, tu che sei sul mondo e sotto il mondo, potente dominatore del mare, che risplendi al momento del giorno, che ti alzi per il mondo intero a oriente e vai a riposare a occidente. Vieni, tu che sorgi proveniendo dai quattro venti, benevolo Agatodemone, che hai preso come sala per le feste l’intero cielo.
Io invoco i tuoi sacri nomi, grande e nascosto, affinché tu gioisca ascoltando. Sotto i tuoi raggi la terra è fiorita, le piante hanno dato frutti grazie al tuo sorriso, al tuo comando i viventi hanno generato altri esseri viventi. Attribuisci gloria, onore, favore, successo e forza magica a questa pietra, per la quale oggi conduco la consacrazione per [nome del beneficiario]. Io ti invoco, tu che sei grande nel cielo, Sabaoth, Adonai, grande Dio, splendente Helios che brilli su tutta la terra.

Tu sei il grande Serpente che cammina alla testa di tutti gli dei, tu tieni il primo posto in Egitto [a Elefantina nell’Alto Egitto, in corrispondenza della prima cataratta, sede di Khnum], che è anche l’ultimo della terra abitata. Tu hai generato te stesso nell’Oceano, Psoi, dio degli dei, tu sei colui che si manifesta quotidianamente, che dorme a nord-ovest dei cieli e si leva a sud-est…

Nella prima ora hai forma di gatto, il tuo nome è pharakouneth, concedi gloria e favore a questa pietra. Nella seconda ora hai forma di cane, il tuo nome è souphi, dai forza e onore a questa pietra e a [nome del beneficiario]. Nella terza ora hai forma di serpente, il tuo nome è amekranebecheo thoyth. Dai onore a […]. Nella quarta ora hai forma di scarabeo, il tuo nome è senthenips. Dai forza e potere a questo amuleto in questa notte, per l’opera per la quale è consacrato. Nella quinta ora hai forma di asino, il tuo nome è enphanchouph. Dai forza, coraggio e potere al dio […]. Nella sesta ora hai forma di leone, il tuo nome è bai solbai, sovrano del tempo. Dai forza e gloriosa vittoria a questo amuleto. Nella settima ora hai forma di capra, il tuo nome è oumesthot. Dai fascino sessuale a questo anello. Nell’ottava ora hai forma di toro, il tuo nome è diatiphe, che diventa visibile in ogni luogo. Fa’ che tutte le cose [fatte] mediante questa pietra siano compiute. Nella nona ora hai la forma di falco, il tuo nome è pheous phoouth, il loto[24] che emerge dall’abisso. Concedi successo e fortuna a questo amuleto. Nella decima ora hai la forma di babbuino, il tuo nome è besbyki. Nell’undicesima ora hai la forma di ibis, il tuo nome è mou roph. Proteggi questo amuleto per un uso fortunato da parte di […] da oggi e per sempre. Nella dodicesima ora hai forma di coccodrillo, il tuo nome è aerthoe. Tu che tramonti la sera come un vecchio, potente sovrano del mare, ascolta la mia voce in questo momento, in questa notte, in questa sacra ora, e fa’ in modo che tutte le cose fatte con questa pietra siano portate a compimento, e specialmente per [indicare lo scopo] per il quale io la consacro.

Ti prego, Signore Kmeph kmeph loutheouth orphoiche ortilibechouch ierche roum iperitao yai. Io chiamo sulla terra e nel cielo, luce e tenebra, e il grande dio che ha creato tutto. sarousin, tu, Agatodemone che mi aiuti, concedimi il successo completo in questa operazione mediante questo anello e questa pietra.

Quando la consacrazione è completa, dire: Esiste solo Uno Zeus Serapide[25].

Informazioni pratiche

Animali: uccelli, pesci e animali fluviali
Offerte: birra, orzo, vegetali freschi, fiori
Metallo: oro
Pietra: diaspro verde, calcedonia blu-grigia
Elemento: acqua
Strumenti: una corda (per misurare i campi), una paletta da scriba
Punti cardinali: sud-est

[1] Cfr. J. P. Allen, The Ancient Egyptian Pyramid Texts, Society of Biblical Literature, Atlanta 2005, pp. 15 ss.; E. A. W. Budge, The gods of the Egyptians, The Open Court Publishing Company, Chicago 1904, pp. 49 ss.
[2] Anuqet è talvolta consorte, talvolta figlia di Khnum, appellata come “nutrice” (del faraone) anche con il significato di “vergine”; allo stesso modo, alcune volte è menzionata come figlia di Sothis, altre come sua sorella. Sulla complessità della struttura triadica nella religione egiziana cfr. H. te Velde, Some Remarks on the Structure of Egyptian Divine Triads, in “The Journal of Egyptian Archaeology”, 57, 1971, pp. 80-6. A sua volta, Sothis può comparire al posto di Satet, entrambe divinità legate alla piena e all’abbondanza.
[3] In senso astronomico, Khnum è stato anche identificato come una speciale forma di Osiride-Orione, secondo un epiteto del dio a Elefantina che lo qualifica come “Signore del cielo, che siede sull’alto trono”. Cfr. R. A. Wells, Sothis and the Satet Temple on Elephantine, in “Studien zur Altägyptischen Kultur”, 12, 1985, p. 259.
[4] Sono tre le nozioni egiziane di anima: oltre al Ka, l’Akh, l’anima come stella, e il Ba, l’anima quale uccello, che vive nel lago astrale di vita, Nun. Cfr. S. Donadoni (a cura di), Le fonti indirette della storia egiziana, Università di Roma-Centro di Studi Semitici, Roma 1963, pp. 82 e 92.
[5] Il Papiro Westcar, databile al XVIII-XVII sec. a.C., contiene cinque racconti di magia ambientati al tempo della IV dinastia. Questo racconto, il quinto, parla della nascita dei futuri re della V dinastia: Khnum è tra le divinità che vengono inviate da Ra per assistere al parto. Cfr. J. Tyldesley, Myths & legends of ancient Egypt, Penguin Books, London 2010, pp. 242 ss.
[6] J. Lidsay, Le origini dell’alchimia nell’Egitto greco-romano, Edizioni Mediterranee, Roma 2001, p. 38.
[7] Ivi, p. 314.
[8] Si vedano le opere, purtroppo frammentarie, di Publio Nigidio Figulo, figura poco nota nel panorama filosofico romano del I secolo avanti l’era volgare. Amico di Cicerone, pretore nel 59 a.C., seguace delle dottrine pitagoriche, fu introdotto alle conoscenze astrologiche e magiche probabilmente durante la sua legazione in Asia, dove «imparò che la terra si muove con la velocità della ruota di un vasaio». Cfr. A. Gianola, Publio Nigidio Figulo astrologo e mago, Società Teosofica Editrice, Roma 1906, pp. 12-3.
[9] F. Crevatin, Costruire un falso. La stele di Sehel, in G. Di Mauro, F. Scarpa, Traduzione società e cultura, Edizioni Università di Trieste, Trieste 1998, pp. 43-54.
[10] Ivi, p. 51.
[11] E. M. Ciampini, Imhotep e i culti iatromantici nell’Egitto faraonico: divinità guaritrici e rigenerazione del cosmo, in E. De Miro, G. Sfameni Gasparro, V. Calì, a cura di, Il culto di Asclepio nell’area mediterranea, Atti del Convegno Internazionale (Agrigento 20-22 novembre 2005), Gangemi, Roma 2009, pp. 231-2.
[12] M. Lichtheim, Ancient Egyptian Literature, vol. III: The Late Period, University of California Press, Berkeley-Los Angeles 2006 (1a ed. 1973), pp. 109 ss.
[13] Ivi, pp. 110-1.
[14] Ivi, pp. 111-5.
[15] Ciampini, Imhotep e i culti iatromantici nell’Egitto faraonico, cit., p. 223.
[16] M. Monaca, Iatromagia: esempi dalle gemme magiche, in De Miro, Sfameni Gasparro, Calì, Il culto di Asclepio nell’area mediterranea, cit., pp. 253-63.
[17] Cfr. S. Skinner, Techniques of Graeco-Egyptian Magic, Golden Hoard Press, Singapore 2014.
[18] Monaca, Iatromagia, cit., pp. 257-9.
[19] Ivi, pp. 259, 262.
[20] Lidsay, Le origini dell’alchimia nell’Egitto greco-romano, cit., p. 314.
[21] Giamblico, I misteri egiziani (VIII, 3: Secondo e terzo sistema metafisico egiziano. L’origine della materia), a cura di A. R. Sodano, BUR, Milano 2013, p. 301.
[22] Cfr. S. Ribichini, Filone e i suoi dei, in “SEL-Studi Epigrafici e Linguistici sul Vicino Oriente Antico”, 2010, pp. 97-104. Erennio Filone, originario di Biblio, ha scritto intorno alla fine del I secolo e gli inizi del II secolo d.C. una Storia fenicia asserendo di averla tradotta dal testo di Sanchunyaton, personaggio molto antico vissuto prima della guerra di Troia (1184-1183 a.C.). Cfr. L. Troiani, L’opera storiografica di Filone da Byblos, Editrice Libreria Goliardica, Pisa 1973.
[23] Lidsay, Le origini dell’alchimia nell’Egitto greco-romano, cit., p. 318.
[24] Il simbolo del loto ricorre anche nel Grande Inno a Khnum dal tempio di Esna.
[25] Ivi, p. 320. Il testo è contenuto nel PGM IV 1598; cfr. anche H. D. Betz (ed.), The Greek Magical Papyri in Translation, including the Demotic Spells, The University of Chicago Press, Chicago-London 1986, pp. 68-9.

Immagine di copertina: Statua in bronzo di Khnum con la testa di ariete, sul capo una corona sormontata da un disco (The Walters Art Museum)