L’Esculapio romano, questioni generali

Asclepio è stato venerato a Roma per sei secoli, nel corso dei quali il suo culto finisce con l’abbracciare un ampio raggio di competenze e per questo merita una particolare attenzione. Fu la prima divinità straniera a essere “importata” ufficialmente a Roma e adorata insieme agli altri dèi della città. Nel 292 aev, durante una violenta epidemia, il Senato aveva inviato un ambasciatore a consultare i Libri Sibillini in risposta ai quali, l’anno successivo, fu introdotto il culto da Epidauro, tre anni dopo fu costruito il santuario nella zona meridionale dell’Isola Tiberina e stabilito il dies natalis al primo gennaio.

Artista sconosciuto, Aesculapius, via Art Uk (Wellcome Library)

Religio milites

Un secolo più tardi, nel 182 aev, Asclepio fu di nuovo invocato dall’intera comunità per intervenire su un’epidemia che stava affliggendo l’esercito. In questa occasione, ricorda Tito Livio (Ab urbe condita libri, 40.37.2-3), i decemviri furono inviati a consultare ancora una volta l’oracolo sibillino, quindi ingiunsero offerte e statue dorate («dona vovere et dare signa inaurata») e due giorni di supplica (supplicationem in biduum edixerunt) alla quale parteciparono tutti i cittadini che avessero compiuto dodici anni, recando in mano e sul capo corone di alloro («coronati et lauream in manu tenentes»).

Dopo questa data non vi sono altre testimonianze di celebrazioni ufficiali istituite dal Senato, ma questo non vuol dire che Asclepio non ebbe più un culto pubblico. In età repubblicana il suo culto si declinò via via verso una devozione decisamente privata, pur rimanendo strumentale per lo Stato e per gli organi militari, che erano particolarmente esposti al rischio di contrarre malattie e infezioni, mentre in epoca imperiale la sua importanza negli affari pubblici è testimoniata dal titolo di conservator Augustorum, garante e protettore della salute personale dell’imperatore.


Pubblico e privato

Accanto a questo ruolo pubblico se ne sviluppa uno privato, di protettore del nucleo famigliare, come se da divinità garante della salute finisca con il prendersi cura del welfare in generale e ricoprire il ruolo di protettore dell’individuo in ogni sfera e, per estensione, della casa e della famiglia; in alcune iscrizioni vengono riportate delle dediche e ringraziamenti ad Asclepio per motivi che non riguardano più solo le guarigioni, ma anche il successo di qualche affare, una benedizione ricevuta, l’affrancamento dallo stato di liberto e quindi un miglioramento della propria condizione di vita in generale – anche nelle stelai di Epidauro si riscontra che il dio non solo guariva le afflizioni fisiche, ma aiutava a riparare le cose rotte, ritrovare bambini perduti, trovare tesori nascosti e a imparare vincenti mosse di lotta.

Fu venerato a Roma per sei secoli, ma il suo culto ebbe un incremento soprattutto sotto gli Antonini e i Severi: ne sono testimonianza alcune monete, come ad esempio quella coniata sotto Antonino Pio per commemorare il 450° anniversario della fondazione del culto, e Caracalla e Marco Aurelio visitarono personalmente il santuario di Pergamo per un trattamento.

I luoghi

L’evidenza dell’ampia diffusione del culto di Asclepio a Roma è soprattutto epigrafica. Ma un’attenta valutazione delle fonti epigrafiche e letterarie dimostra che relativamente pochi luoghi di culto a lui dedicati a Roma sono collegati alla guarigione. Oltre all’Isola Tiberina, infatti, solo un sito è stato identificato come santuario di Asclepio guaritore e si trovava sull’Esquilino, presso le terme di Traiano. Secondo un anonimo martiriologio del tardo VI sec. d.C., nel 303 Diocleziano in onore dei suoi vicennalia fece restaurare il tempio di Asclepio – si trattava forse di un santuario in origine frequentato dalla comunità greca locale – e ordinò che tutte le milizie si presentassero a onorare la statua del dio con sacrifici e offerte di incenso («sacrificiis et ad turificandur compellerentur»).

È stata poi trovata traccia di un altro possibile sito nei pressi della via Cassia, a nord della città, probabilmente costruito per coloro che non potevano recarsi all’Isola Tiberina perché troppo lontana.

Asclepio a Roma assume quindi ruoli diversi; come dio guaritore, le modalità del suo culto prevedevano una comunicazione diretta e la rivelazione del responso divino, ma non ci sono testimonianze che dimostrino l’esistenza di un rituale incubatorio vero e proprio: infatti, se per alcune iscrizioni votive molto generiche come iussus (per ordine di) Aesculapio, ex iusso numinis dei, ex imperio non è affatto chiara la modalità in cui la risposta fosse ricevuta, anche quelle come somnio monitus o ex viso (“di persona”), che rivelano l’esperienza onirica del dedicante, restano ambigue e non costituiscono delle prove certe.

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Tratto da G.H. Renberg, Public and Private Places of Worship in the Cult of Asclepius at Rome, in Memoirs of the American Academy in Rome, vol. 51/52, 2006/2007, pp. 87-172.

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