Appunti di Storia delle Religioni

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Tempi duri per Herne il Cacciatore

Mr. Andrew Cleghorn è un ex muratore 52enne e vive a Cardrona, Scozia. Lo scorso aprile aveva presentato una richiesta allo Scottish Borders Council per l’innalzamento di una statua e di un altare per le offerte a Herne the Hunter, personaggio leggendario del folklore inglese; il progetto, che si sarebbe dovuto realizzare all’interno di un terreno di sua proprietà, comprendeva anche la costruzione di un ‘pozzo sacro’ e di un edificio a due piani per ospitare una rara varietà di pollame. Ma la scorsa settimana è arrivato il parere sfavorevole del Consiglio, a causa dell’impatto visivo che avrebbe l’intera opera all’interno della Tweed Valley, un’area paesaggistica di speciale rilievo (The Southern Reporter).


Herne, God of the Wild Hunt (c) Matthew James Taylor via Flickr
Il signor Cleghorn non è nuovo a questo genere di richieste, tutte ugualmente respinte, come quelle che prevedevano la costruzione di una rimessa per la coltivazione di funghi, di un capannone per l’allevamento di conigli o di una piscina ‘terapeutica’ per il bestiame.

La notizia è stata riportata anche dal locale The Scotsman, ma i toni sono meno derisori: “un pagano perde la sua battaglia”, titola con compunzione, e all’interno si accenna alla vicinanza di una chiesa tra i motivi del rifiuto (his tribute to Herne the Hunter might upset neighbours, including a nearby church).

 “Ogni idea è stata respinta dall’ufficio Pianificazione senza considerare la validità o meno del proposito”, replica la difesa in seguito all’appello dell’uomo, che sarebbe stato “perseguitato” (persecuted) per le sue idee religiose – si definisce “guidato dagli dèi pagani della terra” (guided by the pagan earth gods) e a loro avrebbe desiderato dedicare uno spazio speciale per il culto privato e la meditazione. In seguito alla decisione, Cleghorn non ha rilasciato dichiarazioni.

Onorevoli corna

“Dei molti modi in cui Herne il Cacciatore è ritratto nella tradizione inglese, in maggior parte è associato con il mondo dei morti e le attività notturne. È alla guida della leggendaria Caccia selvaggia (Wild Hunt) e porta grandi corna sul capo come Pan, il celtico Cernunnos e altri personaggi del folklore tedesco e francese” (J.R. Lewis, Witchcraft Today: An Encyclopedia of Wiccan and Neopagan Traditions, 1999).
È antica leggenda che Herne il cacciatore un tempo guardiacaccia nella selva di Windsor, quand’è inverno, sulla mezzanotte, con due enormi corna in testa si aggira intorno a una quercia. La sua apparizione fa disseccare le piante, porta infermità al bestiame e tramuta in sangue il latte delle vacche... Camminando il fantasma trascina una catena con fragore tetro ed orrendo...
La prima testimonianza letteraria su Herne e le sue spettrali apparizioni è offerta da Shakespeare in The Merry Wives of Windsor, ma la sua leggenda corre indietro fino al XIV secolo, quando era il guardiacaccia di corte nella tenuta di Windsor sotto re Riccardo II, predecessore di Enrico IV. Amava il suo lavoro, si riteneva fortunato a poter fare quello che gli piaceva e conosceva bene ogni angolo delle foreste che circondavano il castello, e nessuno sapeva intagliare il legno come lui (e infra, via berkshirehistory.com).


La morte eroica e la sorte ultraterrena

L’Herne ‘storico’ muore per salvare la vita al re durante una battuta di caccia – un giorno in cui fu avvistato un raro cervo bianco. Nella disperazione della perdita, il sovrano accetta l’aiuto di uno straniero apparso all’improvviso da dietro un grande faggio cavalcando un cavallo nero, un potente e saggio stregone di nome Philip Urwick che ordinò si rimuovessero le grandi corna dalla preda di caccia e si apponessero sul capo di Herne. Dopo un mese di cure, gli fu permesso di togliere il copricapo e presentarsi di nuovo a corte, dove fu accolto con tutti gli onori e il re in persona gli fece dono di una sacca di monete d’oro, una catena d’oro e un corno da caccia d’argento. Attiratosi le invidie degli altri cacciatori e cortigiani, cadde ignaro in un tranello ordito da due di loro che gli fece perdere il favore del re e, allontanato dal palazzo, fu trovato morto, impiccato, appeso a un albero di quercia. Da quel momento, i rivali invidiosi cominciarono a perdere le loro abilità al punto di essere costretti a ricorrere al mago Urwick. Sotto la quercia che lo vide suicida, venne evocato lo spirito di Herne che si materializzò con un’improvvisa raffica di vento, e con voce solenne dispose che alla mezzanotte dell’indomani fossero riuniti sotto quell’albero tutti i cavalli e i cani da caccia del re. Così fu fatto, e per molte notti infuriò una terribile caccia spettrale che non lasciò in vita nessuna preda. Il complotto fu smascherato e i due cacciatori giustiziati, e solo allora i cervi e gli altri animali tornarono a popolare le foreste circostanti.

The Wild Hunt of Odin, Peter Nicolai Arbo, 1868. Via Wiki Commons

Foreste infestate

Pare siano state molte, da allora, le apparizioni notturne di Herne nell’area di Windsor, accompagnate dal frastuono delle corna e dall’abbaiare dei suoi cani da caccia; egli si manifesta su un destriero nero dall’aspetto infuocato, indossa sempre le sue corna ed emana una luce azzurra. Sulla sua spalla è posato un gufo – cornuto anch’esso, con penetranti occhi rossi – e in mano stringe una catena che sferraglia con sinistro fragore. Insieme ai due invidiosi detrattori, costretti ad accompagnarlo per l’eternità, è alla guida della caccia notturna attraverso le foreste e il cielo tempestoso, alla ricerca di anime dannate perse nella natura selvaggia. Può materializzarsi anche sotto le querce, in ricordo del patibolo presso il quale si diede la morte, e le sue apparizioni segnalano che la nazione è in pericolo, o che il sovrano è prossimo alla morte. Persino Enrico VIII ne fu testimone e, più recentemente (1976), un guardiano ha dichiarato di aver visto nel giardino all’italiana del castello delle corna ramificate crescere sulla testa di una statua che poi ha preso vita, animandosi.

Suggestioni a parte, sembra unanime il consenso circa la provenienza di questo personaggio, che molto deve al dio celtico Cernunnos della caccia e dei luoghi selvatici, associato al mondo sotterraneo e alla fertilità, a cui spesso si accompagnano i simboli della quercia e del cervo. Il suo nome compare per la prima volta su un altare romano-gallico trovato nel sito di Notre Dame a Parigi, dove è raffigurato con le fattezze di un uomo barbuto con orecchie umane e intricate ramificazioni sul capo – Cerne, ‘cornuto’ (come in Corn-wall, Cornovaglia) e Unnos, ‘uno’, stante per ‘Il Cornuto’. La sua raffigurazione più celebre è sul cosiddetto Calderone di Gundestrup, una coppa d’argento del II sec. aev rinvenuta presso un sito celtico in Danimarca. Così è probabile che prima che i romani sbarcassero su quelle coste, anche in Gran Bretagna esistessero templi e altari dedicati a Cernunnos, ma non si hanno testimonianze certe.

La cavalcata delle anime perdute

Ci sono altri elementi che convergono nella formazione di Herne e della leggenda inglese che lo accompagna. Il nome, per esempio, richiama un epiteto di Odino, il dio sciamano del paganesimo nordico, nel suo ruolo di guida delle schiere di anime che percorrono furiosamente il cielo come una tempesta – Herian, ‘il capo della moltitudine’, un tema comune in molte parti d’Europa. Altrove nel Berkshire la schiera dannata è guidata dal fantasma di una giovane donna: Dorcas Noble, giustiziata per stregoneria con l’accusa di aver avvelenato una rivale in amore, e nell’aldilà costretta a cavalcare per l’eternità l’impetuosa burrasca.


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