Pomona dei frutteti e dei giardini

Dea latina protettrice dei frutti e degli alberi da frutto che nel suo orto crescono rigogliosi, secondo Ovidio Pomona visse sotto il regno di Proca, leggendario re latino figlio di Aventino; era famosa per curare le piante con abilità e premura. Non sono attestate festività dedicate a lei nel calendario, è probabile che il suo culto (come quello della affine Flora) fosse mobile e venisse determinato in rapporto con lo sviluppo delle colture agricole.

Julia Margaret Cameron, Pomona, 1872. Via nga.gov
Juan Van Der Hamen, Pomona und Vertumnus (dettaglio), 1626.
Via Wiki Commons

Non boschi né correnti d’acqua

Campi e frutteti sono il suo elemento; la sua mano non ha mai stretto un’arma ma solo un lungo coltello a lama ricurva che porta sempre con sé per recidere rami, potare, innestare, raccogliere gli abbondanti frutti.

Dell’amore non si cura

Il corrispettivo maschile Pomus (o Pomonus) si trova solo in terra umbra e non compare a Roma insieme a Pomona. Di lei si innamorò, tra gli altri, la divinità profetica Picus, figlio di Saturno e padre di Fauno; augure e mago, Picus (picchio, animale sacro a Marte a cui venivano riconosciute doti chiaroveggenti) aveva le fattezze rudi e lignee delle cortecce degli alberi, talvolta invece quelle armoniose di un giovane con un becco sulla testa. Circe lo trasformò in uccello per punirlo dell’oltraggio di averla rifiutata.

E cosa non fecero i Satiri per averla, Pan, il giovane Sileno e Vertumno, che tutti superò in amore ma non fu per questo più fortunato; lei è ben protetta nel suo giardino e a nessuno è concesso accedervi, solo i rami carichi di frutta le interessano. Egli spesso viene nel suo tempio pieno di grano ed erba profumata, e compare in varie forme: talvolta è un soldato con la spada, tal altra un pescatore con la canna tra le mani, un artigiano, un contadino, e sotto queste fattezze alterate può sperare di ingannare l’impenetrabile recinto, posare il suo sguardo impaziente su di lei e ammirarne in silenzio la bellezza densa e sfuggente.


Francesco Melzi, Pomona e Vertumno, 1517/20. Via Web Gallery of Art

Altri riferimenti: G. Dumézil, La religione romana arcaica, 2001; Ovidio, Metamorfosi, Libro XIV.

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