Il Vangelo di Cagliostro – Liber memorial’is de Caleostro cum esset Roboreti – è un «curioso libretto» pubblicato nel 1789 da un letterato cattolico «assai devoto» che racconta il breve soggiorno del conte a Rovereto tra settembre e novembre del 1788, dove approda dopo alterne vicende in lungo e in largo per l’Europa. L’edizione Atanòr (1993) è accompagnata da una approfondita contestualizzazione storica delle vicissitudini di questo discusso personaggio, che ha suscitato stupore e ammirazione non meno che gelosie e scetticismo, nella cornice delle Fratellanze segrete italiane ed europee di Liberi massoni nel XVIII secolo.
Joseph Balsamo, Comte De Cagliostro, di Pierre Alexandre Wille, via 1stdibs.com

C’è qualcosa della vita di Cagliostro che continua a intrigare perché sfugge a qualsiasi etichettatura. Da “Charlatan démasqué” di certa letteratura polemica a sincero filantropo come traspare dalle cronache e dalla corrispondenza, uomo intelligente e preparato, dotato di perspicacia e di una vasta cultura acquisita in moltissimi viaggi; il suo carisma ha ammaliato e sbalordito i salotti e le corti di tutta Europa, ma in molti dubitarono che si trattasse solo di banali trucchi, infine arrestato e imprigionato dalla giustizia pontificia per crimini legati all’appartenenza massonica. Le leggende lo hanno consegnato all’immortalità

Giuseppe Balsamo

Il conte Alessandro di Cagliostro nutriva un assoluto riserbo sulle sue origini, umili per condizioni economiche ma nobili per casato (i suoi genitori sono definiti “persone di civile estrazione” da Goethe nel suo Viaggio in Italia; il padre, non proveniente da un nobile casato, faceva il libraio a Palermo e morì giovane; questo forse è il primo elemento che contribuisce a creare il mistero sulla sua identità, che alcune tra le interpretazioni più diffuse, ma non verificate, indicano in realtà collegarsi al palermitano Giuseppe Balsamo. Le lacune sono molte e una ricostruzione storiografica è allo stato del materiale impossibile, soprattutto per gli ultimi anni della sua esistenza fino ai motivi che l’hanno condotto di fronte all’Inquisizione romana e alla condanna.

Giuseppe Balsamo (Palermo, 2 giugno 1743) eredita quindi i beni e l’illustre e nobile cognome dal nonno materno, Giuseppe Cagliostro, presso cui viene allevato dopo la precoce morte del padre e il fallimento che ne era derivato per la sua famiglia.

Sugli anni della sua giovinezza conosciamo molti dettagli dalla Corrispondenza segreta sulla vita pubblica e privata del Conte di Cagliostro, stampata nel 1791, che l’autore deve aver attinto da fonti autentiche. Sappiamo per esempio che viene mandato tredicenne («per liberarsi di lui») al convento di Caltagirone perché vestisse l’abito di novizio; ma egli non si adatta alla disciplina monastica, prende in giro i frati che infine sono costretti ad allontanarlo.

Tornato nella casa materna, Giuseppe entra nel giro della gioventù scapestrata palermitana ma per allontanarsene presto: verso il 1763, ventenne, è a Messina dove viene «iniziato ai misteri alchemici» da un certo Altolas. Qui raccoglie anche l’eredità lasciatagli dal conte Cagliostro suo nonno, e da qui parte per un viaggio nelle isole greche. A Malta viene ricevuto dal Gran Maestro Pinto, definito un amateur de science hermétique, quindi approda a Napoli e infine arriva a Roma «in abito d’abate» nel 1768; in città gode della protezione del barone di Breteuil e alloggia presso la Locanda del Sole alla Rotonda...

Luce massonica

Nello stesso anno sposa la trasteverina Lorenza Feliciani con la quale parte per una serie di viaggi che li vedono a Madrid e Lisbona, Londra, Parigi, Belgio, Germania e Italia, raggiungono Palermo da cui ripartono per Algeri e Tunisi, Lisbona per la seconda volta e di nuovo a Londra nel luglio del 1776. L’anno successivo nella capitale britannica riceve la “luce massonica” in una loggia composta da piccoli borghesi di origine francese e posta sotto l’obbedienza della Gran Loggia di Inghilterra.

A questo punto della storia intervengono i primi riferimenti alle sue qualità di indovino e taumaturgo: si dice fosse solito dare «ai seccatori» che gli andavano a chiedere denaro dei numeri da giocare al lotto, calcolati in base a «studi astrologici» fino a cadere in una serie di intrighi che lo vedono arrestato insieme alla moglie il 7 febbraio 1777 con l’accusa di magia e stregoneria. In novembre lasciano Londra per Bruxelles, poi Liegi e Germania, dove Cagliostro ha «frequentato le logge di tutti i riti e sistemi». Sempre in Germania viene iniziato alla Rosa-Croce d’Oro e a sua volta introduce la sua Massoneria Egiziana, «composta di tre gradi, e nella quale l’Alchimia e le Scienze occulte erano insegnate» (p. 22).

La Società di Liberi Muratori

Le prime “Costituzioni” di logge massoniche compaiono a Londra nel 1723, all’indomani di una riunione avvenuta qualche anno prima tra i rappresentanti di quattro logge londinesi, e da lì diffusa rapidamente nel continente europeo. Sembra risaputo, comunque, che il sistema corporativo dei muratori esistesse anche prima: in Inghilterra, ad esempio, il nome free mason si incontra nello statuto redatto da Edoardo III, detto “il Principe Nero”, nel 1352. Così in Scozia e in altri luoghi, dove categorie e mestieri affini si costituirono in sodalizi che ricevettero carte costitutive dalle autorità politiche locali. Nel 1686 fu trascritto in inglese moderno il corpus di rituali, statuti e giuramenti della cosiddetta Massoneria operativa e adottato in tutte le logge. Sotto i cattolici Stuard Carlo II (1630-85) e Giacomo II (1633-1702) i Liberi muratori furono costretti a prestare giuramento di fedeltà a Dio e al re, salvo poi sostituire Dio con El Shaddai (l’Altissimo) nelle istruzioni per i principianti stabilite l’8 dicembre 1663. Infine, con la caduta di Giacomo II (1688) e la detronizzazione in favore di Guglielmo d’Orange, fu istituita una nuova “Muratoria” dove non si faceva più menzione alla fedeltà alla Chiesa cattolica apostolica romana.

Giacomo II, riparato in Francia, fondava qui tra il 1688 e il 1690 una Loggia presso il Collegio gesuitico di Clermont, permettendo alla Massoneria antica anglo-scozzese (cattolica e assolutista, detta giacobita) di diffondersi in questo paese. Dopo qualche anno in cui lo Stuard si preparava in Francia a riprendere il suo regno, ed essendo bruciata nel 1720 gran parte della documentazione relativa alla Massoneria operativa, nel 1723 si comincia, a Londra, a redigere le Costituzioni e a tenere i registri della Gran Loggia e da questo momento si può dire iniziata l’epoca storica, effettiva della Libera Muratoria speculativa secondo il Rito inglese. Si impone ai suoi membri un comportamento responsabile e consapevole, decisamente incentrato sulla condizione di credente, ma è una fede comune a tutti gli uomini e «consiste nell’essere buoni, leali, persone d’onore e probe, qualunque siano le denominazioni o il credo con i quali esse si distinguono»:
Il Massone è tenuto [...] a osservare la legge morale e, se intende bene l’Arte, non sarà mai né un ateo né uno stupido, né un libertino irreligioso. [...] si pensa generalmente che è più conveniente lasciare a ognuno le proprie opinioni particolari e di non imporre che la religione nella quale tutti sono d’accordo... (The Constitution of the free-masons, London 1723-24).
Il regime londinese, o moderno, viene presto esportato in Francia dove diventa il nuovo regime anglo-francese e dove si innesta un interesse crescente e sempre più diffuso verso il templarismo, fino a identificare (pretesi) legami con l’Ordine abolito da Filippo il Bello nel 1312. A Roma intanto la Massoneria vive alterne vicende: nel 1735 veniva fondata una loggia giacobita (sostenuta dai cattolici Stuard e dai gesuiti), ma i massoni vengono scomunicati tre anni dopo con la bolla papale In eminenti di Clemente XII.

E mentre in Inghilterra i massoni giacobiti lottavano contro la rivale adducendo a loro vantaggio una maggiore antichità rispetto alla seconda, nel resto d’Europa, dopo il 1750, la Massoneria riceve gli entusiasmi di molti appartenenti alla nobiltà, secondo un sistema ramificato ed eclettico di creazione di logge e riti nuovi ispirati ai più svariati argomenti (politici, filosofici, rosacruciani, ermetici, magici...). Pare non mancasse Gran Maestro in grado di fornire a chi ne facesse richiesta pozioni di lunga vita, pietre filosofali e, particolarmente ricercato dalle dame, l’elisir dell’eterna giovinezza.

Il rito neotemplare

Il barone Carl Gottheld von Hund, propagatore in Germania nel 1750 della “Stretta osservanza” (regime che non ammetteva se non cristiani, cattolici o protestanti, ed escludeva ebrei, musulmani e buddhisti) racconta di aver visitato a Parigi l’Ordre du Temple, essendovi stato ammesso da un «cavaliere dal pennacchio rosso».

Il rito neotemplare si fondava su una leggenda che risalirebbe al tempo della soppressione dell’Ordine e degli ultimi giorni del suo fondatore Jacques de Molay, secondo la quale un preteso successore di quest’ultimo, Pierre d’Aumont, accompagnato da sette cavalieri, si sarebbe rifugiato in Scozia, dove avrebbe conservato e tramandato «la scienza occulta» e assicurato nei secoli la regolare continuazione dell’Ordine.

Quando Cagliostro arriva in Germania, nel 1779, la Massoneria tedesca coinvolge attivamente (e iniziaticamente) molti eruditi, uomini e donne impegnati in ricerche ermetiche e nella magia cerimoniale. In questo ambiente, il Nostro, intelligente e sveglio, padroneggiando un ricco linguaggio simbolico e allegorico, sembra dismettere i panni dell’indovino per indossare quelli dell’operatore alchemico, e li conquista: alla presenza di tre testimoni (il ciambellano, il maresciallo e un conte) avrebbe compiuto una esperienza magica nella quale il figlio del ciambellano, un bambino di sei anni, avrebbe svolto la funzione di medium. Alla fine dello stesso anno, parte per Pietroburgo.

In Russia la Libera Massoneria entra nel 1732, con la fondazione a Mosca (o Pietroburgo) della prima loggia, acquistando tale credibilità e fiducia che nel 1763 l’imperatrice Caterina se ne dichiara personalmente protettrice. Qui la Massoneria viene acquisita in una particolare chiave antifrancese, in aperta polemica contro l’ateismo e l’immoralità delle sue correnti sociali, politiche e filosofiche: i massoni russi vi contrapponevano la fede assoluta in una Divinità “pura”, non ristretta dai dogmi, insieme al riconoscimento della superiorità dello Stato e della sua autorità e alla necessità dell’educazione popolare, della salute pubblica e dell’appoggio e sostegno alla cultura, alle arti e alle scienze.

Anche in Russia Cagliostro entusiasma: torna in veste di guaritore (un barone e un assessore ricevono il dono delle sue cure) e riscuote un grande successo. Di nuovo, accennano le cronache, le invidie suscitate lo costringono a partire, bandito da Pietroburgo dicono i detrattori, dopo aver ricevuto un dono dalle mani dell’imperatrice in persona secondo altri, e nel 1780 è alla volta di Varsavia.

Nella capitale polacca il principe Poninski, fondatore di una loggia e dedito all’alchimia, offre a Cagliostro e a sua moglie la propria abitazione estiva nelle campagne di Vola, trasformata per l’ospite in laboratorio. A Varsavia si ripete lo stesso successo che altrove: fonda e guida una loggia di Rito egiziano e opera trasmutazioni alchemiche ‒ una libbra di mercurio in argento fino, servendosi di una «polvere rossa» la cui formula rimane un segreto.

La medicina ermetica

Tra il 1780 e il 1783 è a Strasburgo, dove esercita in maniera sempre più specifica l’attività di guaritore. Fa scalpore, dopo solo alcune settimane dal suo arrivo, la guarigione di un ufficiale dei dragoni dichiarato inguaribile per il corso di una malattia che lo aveva ridotto a cadavre hideux (cadavere orribile). Questa occupazione lo coinvolge e appassiona: firma personalmente le ricette, riceve in casa, si reca egli stesso in visita presso poveri e ricchi senza chiedere alcun compenso.

Ogni essere, afferma, ha dei legami con il resto della natura in una catena ininterrotta, e ogni azione, prima di realizzarsi nella materia, si compie nel mondo spirituale. Cagliosto nutre un profondo e non celato disprezzo verso i medici “patentati”, incapaci di percepire l’organicità del mondo in tutte le sue manifestazioni, dediti a una scienza superficiale ed empirica: «un Libero muratore che ha bisogno del medico quando è malato ‒ avrebbe affermato, secondo una lettera del 1781 ‒, non è un Libero muratore: egli pretende che la scienza [massonica] sia intimamente legata all’arte del guarire».

Riesce così ad attirarsi le ire della categoria dei medici, e mentre gli amici e sostenitori lo spingono a chiedere al re Luigi XVI un permesso a esercitare regolarmente la medicina (richiesta sostenuta in una lettera anche dal cardinale, oggi conservata nella Biblioteca di Strasburgo, ma che non viene accolta), Cagliostro si trasferisce a Lione.
Firma di Cagliostro sul certificato di adozione massonica di Agnes Elisabeth von Medem , 1779, Russian State Military Archive, in R. Collins, Cagliostro, the Adoption Rite & the Masonic Certificate of Agnes Elisabeth von Medem (1718-1784), via Academia.edu.

Fratellanze segrete e teurgia

La seconda metà del Settecento vede un proliferare entusiastico di logge, riti e ordini. Dopo la discendenza dai Templari, secondo il nuovo “sistema di Clermont”, è la volta di quella dai Rosacroce: tra il 1751 e il 1755 si forma l’Ordine dei Chevaliers d’Orient, il cui 30° grado ha il titolo di Cavaliere KDSH (Kadosh). Da questi sistemi se ne ramificano altri, i cui lavori sono fortemente indirizzati a interessi ermetico-alchemici e alle interpretazioni delle teorie di Swedenborg.

I Rosacruciani (Fratellanza dell’Aurea e Rosa-Croce), che erano già apparsi in Inghilterra nel Seicento, si danno l’ufficialità solo dopo il 1860 con la fondazione della Societas Rosicruciana in Anglia, la quale conferiva 9 gradi. L’Ordine si diffonde dalla metà del XVIII secolo, e nel 1779 vi è iniziato il conte Alessandro di Cagliostro.

Le radici vittoriane del “revival occultista”


La teurgia è rappresentata nel Settecento soprattutto dagli Elus Coen (Eletti Preti), istituzione fondata nel 1754 dal portoghese Martinez Pasqualis e seguaci della quale furono anche i discepoli di Luois-Claude de Saint-Martin, che nel 1757 crea un sistema mistico-cristiano di 10 gradi. Oltre ai Fratelli asiatici (che contavano molti seguaci soprattutto in Austria e Italia) o i Cavalieri e Fratelli della Luce, molte associazioni mistiche si riuniscono periodicamente in questi anni e altrettanto facilmente si sciolgono: Goethe si sarebbe iniziato nel 1783 a una di queste, l’Ordine degli Illuminati, abolita nel 1785.

La Massoneria in Italia

Tutta l’Europa brulica di logge che operano con lavorio intenso, con un numero infinito di gradi e quasi un centinaio di sistemi che proponevano in maniera non univoca scopi e direttive; saranno la Rivoluzione francese e gli eserciti napoleonici a ridimensionare, e di molto, questo panorama disordinato.

Si è accennato alla bolla papale di scomunica di Clemente XII, in seguito alla quale a Roma e nelle altre logge d’Italia i lavori sono costretti a interrompersi; alcune cadono nello scandalo (suscita meraviglia quando si scopre che a quella locale di Livorno appartenevano cattolici, protestanti ed ebrei). Nel 1739 presso l’Inquisizione fiorentina si presenta un certo dott. Tomaso Crudeli, accusato di “delitto di massonismo”, mentre nel Regno di Napoli, dove operava una loggia alle dipendenze della Loggia Madre di Marsiglia, Carlo III la proibisce, divieto abrogato poi nel 1777 per intercessione della regina Carolina.

E, mentre nel Mezzogiorno si contendono il primato il sistema inglese e quello templare e in Piemonte, dal 1775, era molto in voga La Misterieuse di Torino, la Libera muratoria in Italia non riesce ad assumere, in questi anni di definizione moderna dei concetti di popolo, Stato e nazione, un ruolo realmente propulsivo animato da un vero spirito speculativo, e rimane un prodotto delle potenze straniere a cui la Penisola sottostava, sebbene il materiale filosofico nazionale a cui attingere, da Pitagora a Dante a Bruno, fosse abbondantissimo.

Con la discesa di Napoleone in Italia viene fatta tabula rasa di molti riti che funzionavano prima della Rivoluzione; il governo imperiale impone il Rito scozzese antico e accettato di 33 gradi.

Massoneria egiziana o il Rito di Cagliostro

Cagliostro lascia Strasburgo nel 1783 per Bordeaux, dove esercita per un anno con successo crescente la medicina, e poi Lione, città «impregnata di misticismo» dove lavorava una dozzina di logge tra gli Eletti Coen, i Martinisti e altri ordini occulti. Il conte li conquista: nel novembre di quell’anno fonda lui stesso una loggia di Rito egiziano dal nome La Sagesse Triomphante e, con l’aiuto finanziario di molti ammalati guariti, fu costruito un magnifico tempio e la loggia elevata al rango di Loggia Madre. Due anni dopo Cagliostro sparisce, per muovere verso Parigi, e nel 1790 la Sagesse cessa ogni attività.

Sul “sistema di Cagliostro” non si hanno notizie sicure. Sappiamo che accoglieva anche le donne: il rituale conteneva un insegnamento diverso da quello destinato agli uomini, sebbene la parte cerimoniale fosse la stessa. Il 5 agosto 1785 fu solennemente fondata a Parigi la Loggia “d’adozione” Isis, a cui molte dame fecero richiesta di essere ammesse, e della quale era stata eletta Gran Maestra all’unanimità la contessa Cagliostro.

Tutti i cronisti romani concordano nel riportare che nel maggio 1790, in piazza della Minerva a Roma, furono bruciate carte e documenti massonici tra cui un manoscritto intitolato Maçonnerie Egyptienne, il quale avrebbe contenuto i rituali e le presrizioni per i suoi tre gradi. L’esoterista Papus dichiarava di possederne una copia, una trascrizione di terza mano da un originale consegnato da Cagliostro alla Sagesse Triomphante, ma sulla cui autenticità sono stati sollevati dei dubbi.

Sum qui sum

Secondo questo manoscritto, scopo dei lavori massonici è quello di perfezionare l’essere umano fino a renderlo meritevole di essere ammesso al Tempio; l’uomo (o la donna), caduto nella materia e perduta la purezza avendo abusato delle forze dell’intelligenza e della natura, deve rigenerarsi per mezzo dell’iniziazione e riconquistare la propria dignità. La “rigenerazione” deve essere duplice: morale e fisica; il “lavoro” consiste nel glorificare Dio, che vuol dire «riformare il proprio interno, mortificarsi, non con esterne austerità, ma per mezzo di lotte interne» (simboleggiato dallo sgrossamento della pietra, cioè il primo grado, apprendista).

Il traguardo successivo consiste nel «penetrare nel santuario della natura, acquisire la Conoscenza, non quella delle scienze umane, ma la nozione diretta, il pieno possesso delle materie». Bisogna saper scegliere di essere liberi, di fronte ai pregiudizi del mondo, fino ad acquisire la conoscenza della “parola di passo” del secondo grado, simbolggiato dalle due colonne del Tempio e dal Pentalfa o Stella Fiammeggiante, l’Uomo, o il Compagno: sono quello che sono, e solo ora si può procedere oltre.

Il terzo e ultimo grado è quello di Maestro, che persegue lo scopo della rigenerazione fisica del corpo e di fornire lo spirito di una forza vitale inattaccabile. Nel Rituel vi sono indicazioni precise al riguardo (digiuno, isolamento per 40 giorni ecc.) che, se seguite, permettono all’adepto di diventare un vero Maestro iniziato dotato di poteri extranormali e un Eletto, al quale il Gran Maestro passerà i suoi poteri e così via.
 

Parabola discendente

A Parigi Cagliostro mette da parte la diplomazia e si impone: invitato dai Filateti, discendenti degli Illuminati particolarmente inclini allo studio e alla ricerca storica sulle tradizioni esoteriche e dotati di ricche biblioteche, egli chiede provocatoriamente che vengano bruciati gli archivi e che tutti i fratelli si facciano iniziare al Rito egizio, pretese che poi vengono ridimensionate con la richiesta che almeno tre di loro vadano a Lione a farsi iniziare alla Sagesse. Ma i parigini non patteggiano e Cagliostro sembra sciogliere con loro ogni impegno e troncare ogni rapporto con una lettera che reca la sua firma, un glifo raffigurante un serpente attraversato da una freccia.

Sempre a Parigi viene coinvolto in uno scandalo di corte avente a oggetto una preziosa collana, sui cui dettagli e intrighi sorvoleremo; basti sapere che, dopo Londra, arriva a Basilea, dove ritrova i vecchi amici da lui iniziati al Rito egizio, quindi rientra in Italia: nel 1788 è a Milano, nel settembre dello stesso anno è Rovereto, in Trentino, come ci racconta il Liber Memorialis di Clementino Vannetti, dove esercita con successo la medicina e suscita una gran curiosità da parte di tutta la piccola comunità.

Fine di Cagliostro: il processo e la condanna

Tra questi ultimi eventi della vita di Cagliostro e il suo arresto intercorre un evento storico fondamentale che scosse le coscienze e acuì i timori di molti potenti, cioè la presa della Bastiglia e la Rivoluzione francese. Non è escluso, infatti, che l’arresto, a cui era seguita la perquisizione della Loggia romana “degli Amici sinceri” con sede a Trinità de’ Monti, fosse «una conseguenza degli intrighi della Francia», come sostiene un corrispondente, e delle pressioni di molti cortigiani di Versailles che fuggirono in Germania e in Italia dove tentarono di rientrare in patria grazie all’aiuto degli eserciti alleati.

Insieme a lui vengono arrestati la moglie e il frate cappuccino Giuseppe da S. Maurizio, iniziato al Rito egiziano, accusato in particolare di aver diffuso un libello satirico rivolto contro alcuni alti personaggi e intitolato Le tre sorelle. La contessa viene condotta al monastero di S. Apollonia in Trastevere, il frate nelle carceri di Ara Coeli e poi in quelle dell’Inquisizione, Cagliostro in Castel S. Angelo, sotto una vigilanza insolitamente severa. Il processo viene condotto da ministri del Sant’Uffizio e il giudizio delegato a una commissione speciale di membri dello stesso Sant’Uffizio. L’istruttoria prosegue con lentezza, tutta la vita di Cagliostro viene scandagliata nei dettagli: si cerca una traccia di correità rivoluzionaria, si sostiene che il conte stesse preparando un’insurrezione prevista per la fine di Carnevale del 1790. Segue un interrogatorio e quindi la sentenza, emanata nell’aprile del 1791, di condanna a morte di Cagliostro, reo «di più delitti [quali, il governo pontificio non specificò mai] e in specie di capo settario dei Liberi Muratori e degli Illuminati, con aver fatto uso di superstizione e sortilegi». La pena viene communata in carcere perpetuo nella fortezza di S. Leo, in provincia di Pesaro, sotto stretta custodia; il cappuccino ottenne una condanna a dieci anni, la contessa fu probabilmente mandata a casa di parenti, con l’ingiunzione di tacere.

Dalla fortezza, Cagliostro viene spostato nel carcere “del Tesoro” poi in quello “del Pozzetto”; il 4 maggio 1791, come prescriveva la sentenza, vengono bruciati in un rogo pubblico i distintivi, i libri e gli oggetti massonici sequestrati al conte e alla sua loggia romana, tra cui i rituali della Maçonnerie égyptienne. Anche a San Leo la sua prigionia è tenuta sotto rigorosa e continua sorveglianza, in più si ordina che all’apertura della cella sia sempre presente un picchetto di soldati.

Le versioni sulla sua morte sono tre: secondo la prima, registrata in una lettera del vescovo di Cartagine alla segreteria di Stato di Roma, Cagliostro sarebbe stato trovato quasi senza vita nella sua cella, e morto di lì a poco; la seconda, appoggiata dai suoi compagni, sostiene che fosse stato dato ordine di uccidere il prigioniero alla notizia dell’entrata delle truppe francesi in Italia; secondo la terza versione, più fantasiosa, sarebbe riuscito a evadere indossando la tonaca di un prete confessore, che egli uccise in cella rivestendolo con i suoi abiti, e divenne immortale ‒ comparendo di tanto in tanto secondo i casi, come aggiunge Eliphas Levi, per il quale il conte fu uomo dotato di grande veggenza e capacità non comuni di suggestione ipnotica, un potente mago e medium. Di certo sappiamo che morì “impenitente” e non venne seppellito in terra consacrata, e così la vita e le avventure di quest’uomo coraggioso, acuto e istruito, sono consegnate alla leggenda.
Si narra che alcuni ufficiali francesi liberi muratori che facevano parte dell’esercito che espugnò il castello di San Leo nel 1796 abbiano disseppellito gi avanzi del Gran Cofto e li abbiano onorati secondo gli usi dell’Arte, e che, dopo la cerimonia, in un banchetto solenne abbiano bevuto nel teschio del famoso loro Fratello...

Illuministi o illuminati

Il “recupero” di questo controverso personaggio e della sua eredità intellettuale da parte della ritualità magico-esoterica contemporanea ha attraversato anni di forti polemiche e pregiudizi storici, laddove non sempre si riescono a distinguere, nelle segrete vicende interne dei vari ordini e dei loro esponenti, la nobiltà e l’autorevolezza dalla cialtroneria. Di Cagliostro si apprezza oggi soprattutto aver intuito i legami tra la Massoneria egiziana e la magia teurgica, due momenti che per Cagliostro non rappresentano l’uno nei confronti dell’altro né una cesura, né una discontinuità: la prima, con il suo apparato cerimoniale, deve anzi essere preparatoria alla seconda, che consiste nell’evocazione di entità angeliche attraverso strumenti come talismani, sigilli, pentagoni e le più svariate tecniche come la cosiddetta “magia degli specchi” o delle coppe d’acqua, dentro cui guarda un fanciullo o una fanciulla che funge da “pupilla” o “colomba”. Per una rilettura in chiave storica alla luce dell’importanza assunta negli ambienti esoterico-iniziatici del XVIII-XIX sec. cfr. M. Introvigne, Presenza di Cagliostro nei movimenti magici contemporanei.

* * *

L’edizione Atanòr del 1993 è curata da Pericle Maruzzi – ferrarese classe 1887, laureato in Lettere all’Università di Torino, dove rimase a ricoprire l’incarico di archivista e segretario presso l’Accademia delle Scienze, e riconosciuto insigne storico della Massoneria italiana (cfr. ivi, Prefazione di P. Roberti). Grande Rappresentante in Italia del Sovrano Santuario di Germania del Rito di Memphis e Misraïm, a capo di diverse logge, appassionato di Templarismo e iniziato all’Ordine Martinista probabilmente in Francia, Maruzzi fu un profondo studioso e divulgatore scientifico di conoscenze e notizie sulla Massoneria. Egli riteneva, come molti della sua generazione, che la perenne “dialettica” tra il detto e il non detto dovesse risolversi decisamente verso una apertura che nulla toglie alla “qualità” del segreto, cui solo l’iniziato può accedere.

Altri riferimenti: Pernety, Antoine-Joseph, Dictionnaire mytho-ermétique, Paris 1758.


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