Teti e le dee del mare. Iliade, XVIII

Achille combatte a Troia e si trova sulla riva, dove le navi greche dalle alte prore si assiepano fitte, quando il figlio di Nestore lo raggiunge per dargli la triste notizia della morte di Patroclo. L’eroe lancia un urlo straziante che arriva fino in fondo al mare, nella grotta dai riflessi d’argento dove sua madre Teti abita insieme al vecchio Peleo. 

Arnold Böcklin, Meerestille (Calm Sea), 1887. Via Wikiart

Nereidi

Le si fecero intorno allora le dee, tutte le figlie di Nereo che abitavano negli abissi del mare: Glauce, Talia, Cimodoce, Nesea, Spio, Toe, Alia dai grandi occhi, Attea, Cimotoe, Limnorea, Mefite, Iera, Anfitoe, Agave, Doto, Proto, Ferusa, Dinamene, Dessamene, Anfinome, Callianira, Doride, Panope e Galatea gloriosa, Nemerte, Apseude, Callianassa; e poi Climene, Ianira, Ianassa, Maira, Oritia e Amatia dai bei capelli.

Louis Dorigny, Galatea, seconda metà XVII sec. Via Wiki commons
Jacob de Gheyn (1565-1629), Neptune and Amphitrite. Via wga.hu

Teti piange e si dispera, sventurata madre di un glorioso e nobile eroe destinato a soffrire senza poter essere aiutato. Vuole raggiungerlo, e si appresta a lasciare la sua dimora:

Le sorelle piangenti andarono insieme a lei e intorno a loro si aprivano le onde del mare. Quando furono giunte alla fertile terra di Troia, una dopo l’altra salirono sulla riva.

Teti consola Achille, gli prende il viso bagnato di lacrime tra le mani; materna tenerezza, e in quel momento l’eroe ha pietà di lei: povera madre, nemmeno una dea può sottrarsi all’indicibile dolore di perdere suo figlio, se questo è il destino che il signore dell’Olimpo ha voluto l’attendesse. Che incanto sarebbe se l’odio, la discordia, il rancore svanissero come fumo dal cuore di uomini e dèi e lasciassero il posto alla dolcezza del miele di bosco!

Ora però basta indulgere nel dolore e in irrealizzabili fantasie, c’è una battaglia da combattere e una vendetta da compiere. Teti ritrova la forza per entrambi, con quella ingegnosa praticità di cui le madri sono capaci: “Aspettami, io sarò di ritorno prima dell’alba e ti porterò armi meravigliose forgiate dal dio Efesto”.

E rivolta alle sorelle del mare disse: tornate a immergervi negli abissi profondi, andate dal Vecchio del mare nella sua dimora e raccontategli tutto; io salirò invece sull’alto Olimpo, da Efesto l’artefice illustre, se mai voglia donare a mio figlio armi gloriose e splendenti.

E subito le figlie di Nereo si immersero tra le onde.

Brani tradotti da: M.G. Ciani (ed.), Iliade, Marsilio 2009 

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