Sono tra gli oggetti più popolari e misteriosi del National Museum of Scotland a Edimburgo, un esempio di macabra abilità artigianale e un autentico rompicapo per gli esperti: giusto in tempo per Halloween.


Erano state riposte in una cavità sulla pendice nord-orientale di una collina di Edimburgo, e trovate nel 1836 da un gruppo di ragazzi a caccia, 17 piccole bare di legno di pino, ciascuna di 23mm di larghezza per 95 di altezza. Ogni bara contiene un simulacro d’uomo, anch’esso di legno, intagliato da mano esperta e decorato con abiti e calzature.

L’ambivalente paradosso dei simboli

Nessuno sa cosa siano, chi le abbia nascoste e perché; si è suggerito si trattasse di incantesimi di morte oppure amuleti per i marinai. Sono due funzioni opposte, l’una che si realizza provocando la morte, l’altra scongiurandola; ma nel ‘mondo magico’ i simboli sono ambigui e possono significare quello che sembrano, ma anche il loro contrario.

Nel primo caso si tratterebbe di ‘feticci’, oggetti nei quali si ritiene di poter convogliare le energie vitali di un individuo per esercitarvi un’azione magica (positiva o negativa, dipende dallo scopo), secondo il principio che il simile produce il simile o che l’effetto assomiglia alla causa (G. Frazer, Il ramo d’oro). Viceversa, si pensi alla simbologia del sangue nelle tradizioni popolari: il sangue che scorre (dalle nostre vene, da una ferita, non quello mestruale) non evoca una minaccia di morte, bensì “garantisce il fluire della vita, il dispiegarsi della nostra esistenza nel susseguirsi dei giorni, sino alla sua conclusione drammatica, nel senso che, in ogni caso, quali che siano le forme che essa può assumere, la morte è sempre drammatica, è sempre ferita, non cicatrizzabile; è sempre incomprensibile scandalo” (L. Lombardi Satriani, De sanguine).

Su questo blog puoi leggere anche: Alcune riflessioni sul magismo moderno.

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