Vodou, vodu, voudou, vodoun, voodoo e hoodoo: questo fenomeno religioso ha molte designazioni, alcune delle quali sono linguisticamente equivalenti, mentre altre non sono corrette e gli studiosi contemporanei consigliano di evitarle. I non haitiani ad esempio usano i termini voodoo, hoodoo e vodun in senso peggiorativo e denigratorio per categorie altrettanto generiche come magia, stregoneria, incantesimo o altro che si riferisca al “lato oscuro” della religiosità africana.
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In in S. Rodman, The miracle of Haitian art, New York 1974, via Internet Archive |
Il termine voodoo ad esempio, accettato fino a poco tempo fa, sembra ormai definitivamente disapprovato (suona troppo “hollywoodiano”, accogliendo un suggerimento che mi è stato avanzato di recente), e si preferisce oggi sostituirlo, come concordano sia gli accademici sia gli haitiani, con una più storicamente e foneticamente corretta forma vodou.
Lasciamo quindi una volta per tutte il voodoo al cinema e alla stampa non specialistica, e applichiamo questa denominazione sia al vodou haitiano sia a quello africano (relativo alle religioni delle etnie Fon, Gun, Adaj, Tori, Guen, Mina, Houéda ecc raggruppati sotto il nome Adja-Tado tra il Benin, Togo e altri paesi dell’Africa occidentale; cfr. I.-P. L. Lalèyê, Preparare, allestire e presentare il sacro in Africa, in Aa. Vv., Metamorfosi del sacro. acculturazione, interculturazione, sincretismo e fondamentalismo, Jaca Book, 2009, p. 75).
Alla ricerca delle radici
L’erudito francese Mederic Louis Elie Moreau de St.-Mery, vissuto a Santo Domingo tra il 1780 e il 1790, riporta di una religione “Vaudoux” le cui origini sarebbero riconducibili al “culto del serpente” presso i Dahomey.Il termine era in realtà già comparso per la prima volta nel 1658 nella Doctrina Christiana, riportato dall’ambasciatore del re di Allada alla corte di Filippo IV di Spagna. Il testo, redatto in spagnolo e in ayizo (poi conosciuta come “lengua-Arda”) traduce vodu come “dio”, sacra, riportando il termine in varie forme per un totale di circa 60 occorrenze. Questa testimonianza è importante perché colloca le origini del vodou nella famiglia linguistica a cui appartengono anche il fon, l’aya, il mahi e altri gruppi simili (cfr. S. Preston Blier, African Vodun: Art, Psychology, and Power, University of Chicago press, 1995, pp. 37 ss.).
Alcune tesi sostengono che le origini linguistiche del termine vodou siano ormai irrimediabilmente perse, come suggerisce Basilio Segurola, che per primo negli anni Cinquanta ha sviluppato uno schema sistematico per lo studio del fongbe, compilando nel 1963 il primo vocabolario fon-francese, che ha avuto una più recente ripubblicazione rivista e aggiornata nel 2000.
La natura del vo
Altri invece hanno ritenuto di poter individuare l’origine del termine in una particolare radice; secondo Bruno Gilli (Approccio alla nozione del vodu, 2004, in Centro Studi Archeologia Africana), antropologo e missionario comboniano la cui ricerca si è focalizzata nell’area Ouatchi in Togo, la parola deriverebbe dalla radice vo di lingua ouatchi, che significa buco, apertura, fosso, cavità. “Gettare il vo” (sa vo, letteralmente “rassicurarsi”) significa allontanare ogni pensiero triste e ogni presagio negativo; il vo si configura essere quindi un qualcosa di nascosto e di non detto, un segreto coperto dal più rispettoso riserbo, perché non chiaramente definibile, che ci turba senza un apparente motivo e ci fa stare in quello stato d’animo di inquietudine in cui sentiamo che qualcosa sta per accadere.Il vo, inteso come potenza impersonale, non ha connotazione negativa, però bisogna saperlo padroneggiare: «è per questo che si procede ad abluzioni purificatorie con l’acqua contenuta nelle giare poste nei luoghi di culto o nei cortili delle case» (ivi, p. 133).
Il vodou è una presenza
Chi si renda colpevole, anche senza intenzione, di qualche manchevolezza, un’omissione, una dimenticanza, fino alla vera e propria profanazione e all’atto sacrilego, incorre nelle conseguenze del “disordine” che questo incidente ha provocato; il vo, che è insito in tutto ciò che esiste, allora diventa quel “potere” inafferrabile e indefinibile che può punirci o premiarci, secondo una legge cosmica alla quale gli uomini non possono sottrarsi, ma solo assecondare.Il vo, anche nella sua indefinitezza, non è tuttavia qualcosa di distante e trascendente perché, ricorda il missionario antropologo, il significato simbolico e segreto di queste potenze e dei termini che li designano sono «sempre in relazione alla terra e all’uomo».
Il recinto sacro
E nella terra ci riporta l’analisi lessicale da cui si prendono le mosse, tornando al vo e alla sua traduzione in lingua ouatchi del Togo come buco, cavità, una profondità scavata. Ebbene questo significato, in apparenza incoerente o quantomeno troppo vago, assume una maggiore chiarezza se si considerano alcune locuzioni proprie della pratica del vodou come i nomi dei gradi iniziatici, alcuni dei quali sono particolarmente indicativi: “Il vodou è nella cavità”, “La cavità venera il vodou”, “La cavità è divenuta rancore” e così via.![]() |
Vevé che raffigura il sacrificio di un toro, Croix des Missions, 1959, in S. Rodman, The miracle of Haitian art, New York 1974, via Internet Archive |
Il senso è in questo caso letterale: la cavità è una buca nel terreno abitata dagli adepti del vodou, un “cerchio sacro” che recinta e definisce la comunità dei credenti e al tempo stesso è dimora delle entità; anche i canti sacri ne fanno menzione: si va a “scavare la buca” e coricarcisi dentro, ad esempio, e qui il significato è al contempo simbolico e concreto.
I vodou abitano le profondità
Ancora più fuor di metafora sembra un ulteriore collegamento tra la pratica rituale e la terra scavata: ogni tempietto (hudo) dedicato a un’entità vodou presenta una cavità di grandi proporzioni, che viene riempita con tutto quello che serve al vodou per “formarsi”; sulla sua sommità, unica parte dell’hudo (e dell’entità stessa) visibile all’esterno, è posto un altare.Il vo contiene semanticamente dunque queste due valenze, l’inafferrabile potere che pervade il mondo e un buco nella terra dove trovano dimora fisica e simbolica le entità e i loro devoti. Il termine vodou (o l’affine vodu utilizzato da Gilli) è però composto da un altro monosillabo, du, anch’esso legato alla pratica divinatoria di Afa, entità preposta alla geomanzia. I du di Afa (afadu) sono piccoli oggetti che rappresentano simbolicamente ciascuno «una certa categoria del bene o del male, [...] che sta probabilmente perseguendo la persona che si è rivolta al geomante, e che ella non conosce ancora. L’interessato tiene gli afadu nascosti nel pugno, dietro la schiena, uno ad uno, e il geomante, con l’aiuto delle figure, deve scoprirli e indicare quelli che intervengono nel caso in questione».
I du sono gli strumenti attraverso cui Afa si esprime, sono il suo mezzo per rendere noto il volere delle entità in relazione alla richiesta del consultante: il du è sia il messaggio sia il messaggero, nascosto nella cavità, una manifestazione del vo inteso come l’invisibile, il numinoso e tutto ciò che oltrepassa la conoscenza dell’uomo.