Il “Medioevo persiano” e il primo mitraismo

Antica divinità del politeismo indo-iranico, dio del cielo, della luce e del sole, vittorioso sulle tenebre, testimone dei patti; Mitra è destinato a conquistare una posizione sempre più centrale fuori dalla Persia, dove il suo culto viene trasfigurato e contaminato, si accentua in senso astrale e in particolar modo solare (a Babilonia) per assumere poi, attraverso un processo di ellenizzazione che passa per l’Asia Minore, una connotazione misterica nella vastissima diffusione attraverso il mondo romano.

Gruppo scultoreo di Mitra tauroctono (II-III sec. ev), recuperato dai Carabinieri ed esposto nel 2015 al Palazzo del Quirinale, Roma.

La religione persiana che si diffondeva nel continente asiatico verso Occidente, da grande impero quale fu prima e terra di conquiste e migrazioni poi, era una religione popolare e tradizionale arricchita di elementi zoroastriani; i quali, a loro volta, nel processo di penetrazione nella Persia religiosa del IX-VIII secolo avevano perduto il loro originario carattere etico e speculativo, conformandosi allo spirito politeistico della religiosità popolare, quindi suscettibile di ulteriori trasformazioni e sincretismi.

Mitra e Zarathustra

La Persia aveva vissuto con Zarathustra un ripensamento religioso profondo, causato da un processo di decadenza e irrigidimento formalistico dei vecchi sistemi che prediligevano il ritualismo sopra la devozione e la “lettera” sopra lo spirito.

Mitraismo e zoroastrismo trovano un fondamento comune nell’antica religione delle genti iraniche, procedendo il primo per negazione e antitesi, il secondo per tradizione e continuazione e venendosi a costituire poi in forma propria. Ma il rapporto tra le due correnti religiose rimane secondario, non essenziale: il culto di Mitra era e rimase, al di là delle influenze astrali, il culto di una divinità indo-iranica, fra le altre di un pantheon politeistico, connaturata da tratti naturistici e priva di aspirazioni universali.

Per tutta l’epoca achemenide, tuttavia, anche lo Zoroastrismo subì cambiamenti verso uno svolgimento ulteriore in senso inverso rispetto all’universalismo con cui si era imposto, cioè verso una nazionalizzazione che ne avrebbe fatto la religione ufficiale dello stato iranico.

Iranismo vs ellenismo

L’esistenza di un vasto impero già aveva offerto allo “spirito iranico” la possibilità di espandersi oltre i confini nazionali; al seguito delle armate degli Achemenidi, la religione persiana in tutta la sua vivacità era stata accolta dalle genti assoggettate nel mondo semitico e in Anatolia. Questo processo di espansione non viene meno con la conquista da parte di Alessandro il Macedone (IV sec.), che per parte sua cercò, invano, di promuovere politiche di mediazione tra il mondo ellenistico e quello persiano, irriducibili e ostili: in generale, i greci che si stanziarono in territorio iranico continuarono a venerare i propri dèi, e viceversa la religione greca non trovò molti seguaci tra le popolazioni dell’Iran.

Ištar/Anāhitā

I persiani avevano sempre avuto contatti con genti di religioni diverse. Dal mondo semitico, in piena epoca imperiale, avevano ricevuto, oltre alle prime rappresentazioni antropomorfe del divino, anche il culto di una grande divinità femminile dal quale si sviluppa un sincretismo che sarà compiutamente promosso in età ellenistica: è il culto dell’assira Ištar, poi assimilata alla persiana Ardvī Sūrā Anāhitā, la “forte e immacolata dea delle acque”, che insieme all’antichissimo dio-sole indo-iranico Mitra diverrà tra le divinità più popolari in Persia e fuori. Simulacri della dea sono largamente diffuse fino alla terra di Lydia.

Il cielo di Babilonia

Il primo passo dell’espansione persiana verso Occidente è la grande città di Babilonia, residenza invernale dei sovrani. Qui, dove l’antica sapienza sacerdotale aveva elaborato una concezione astrologica dell’universo, la religione persiana si arricchisce di elementi caldaici e “si colora” in senso astrale, al punto che “Magi” e “Caldei” nel linguaggio occidentale finiranno con il diventare sinonimi.
 
Tra tutte le divinità della religione persiana, Mitra ottiene il primato in quanto identificato con il Sole, l’assiro-babilonese Šamaš; è questa, probabilmente, l’origine prima del mitraismo, ovvero la fase iniziale di quel processo da cui poi si costituirà quella particolare religione che chiamiano mitraismo.

Verso occidente

Il secondo momento, non meno fondamentale, di questo processo maturerà in Asia Minore, quasi totalmente ellenizzata, e in particolare in Cappadocia che fu uno dei centri più cospicui; qui i Magi vi si stabilirono saldamente costituendo una solida comunità fino alla fine del V sec. ev, chiamati μαγουσαιοι (aramaico magusaye) da autori greci come S. Basilio ed Epifanio. In alcune iscrizioni di Cappadocia, il dio Bel compare assieme a Den Mazdayasnis, la “religione mazdea” personificata. Sempre in Asia Minore Mitra compare nei sepolcri reali insieme ad Auramazda e Verethraghna: il primo identificato con Zeus (Διος Όρομάσδου), il secondo con Herakles/Ares e Mithra con Apollo/Helios (Άπόλλωνος Μίθρου Έλίου Έρμου).

Quello che si sviluppa nell’Anatolia ellenizzata tuttavia non è ancora il mitraismo. Nonostante le reciproche diffidenze, sarà proprio l’ellenismo a imprimere la definitiva forma al mitraismo come lo conosciamo quale specifica formazione religiosa: dall’ellenismo ad esempio derivò alcune rappresentazioni divine tra cui quella, poi diffusissima, di Mitra tauroctono. Sotto l’influenza ellenica, inoltre, il mitraismo sembrò destinato a diventare la religione di un grande impero anatolico di ispirazione iranica, ma il progetto non ebbe successo né un seguito. Ancora una volta si rivelò quella atavica incompatibilità tra lo spirito ellenico e quello iranico, e il mitraismo non vi penetrò: superata la barriera della Grecia asiatica, Mitra non toccò affatto l’Ellade e si diffuse in Italia e a Roma, e da lì alle province d’Africa e d’Europa.

Fonte: R. Pettazzoni, La religione di Zarathustra nella storia religiosa dell’Iran, Zanichelli, Bologna 1920, cap. V.

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