Benin e Senegal, storie di vodou

Lungo la splendida costa tropicale dell’Africa centroccidentale, due paesi vivono e praticano il voodoo in maniera del tutto diversa: alla luce del sole nel primo, stretto tra Niger e Togo, dove le religioni tradizionali sono, insieme a quelle monoteiste, garantite e tutelate dal governo che le riconosce ufficialmente come parte del proprio patrimonio storico, culturale e identitario; nei segreti della notte nel secondo, dove è in forte maggioranza quell’Islam che ha costituito a lungo l’unica forma di resistenza (anche questa identitaria) contro la colonizzazione francese.

Particolare di uno dei pannelli informativi affissi alle pareti della casa di un guaritore voodoo nella città di Adjarra, in Benin, a circa unora dalla capitale Porto Novo, via Wellcome Library

Dahomey

Il Benin è stato popolato fin dal XIII secolo da popolazioni di lingua ewe, poi dagli Adja che migravano dall’ovest, quindi, mescolandosi questi ultimi con le etnie di lingua fon, sede del regno di Allada prima e, dal Seicento, di Dahomey (cfr. USA International Business Publications, Benin Diplomatic Handbook, 2005, pp. 24 ss.). Colonia francese dal 1902 fino all’indipendenza proclamata nel 1960, è stato teatro nel 1972 di un colpo di Stato militare di stampo marxista-leninista, fino a quando nel 1989 ha assunto la forma di democrazia multipartitica. Secondo le stime del report, i musulmani sono il 40% della popolazione e altrettanti cristiani (più della metà dei quali cattolici), mentre il 60% si dichiara aderente alle religioni tradizionali (e se i conti non tornano, è perché le due appartenenze non si escludono a vicenda). Più singolare ancora un altro dato, fornito dalla stessa fonte (p. 25), per cui il voodoo non solo è l’aspetto della cultura beninese che ha destato maggiore attenzione a livello mondiale, ma si stima che sia osservato da circa il 70% della popolazione.

Non solo: il report diplomatico statunitense sottolinea con quanto fervore sia stata abbracciata la democrazia in questi ultimi anni in Benin, dove questa forma di governo risulta decisamente indirizzata verso una rivalorizzazione delle culture tradizionali con una particolare attenzione ai temi sociali, lo dimostrano le molte realtà associative impegnate sul territorio; la Maison de la Joie, ad esempio, è una casa-famiglia per bambini orfani a Ouidah, a 40 km da Cotonou sulla strada principale per il Togo, definita sul sito della stessa Maison «la capitale del voodoo» e luogo di grande importanza storica e culturale: qui hanno sede la Foresta sacra e la Route des Esclave, una strada di 4 km dalla città fino alla costa che gli schiavi percorrevano per andare a imbarcarsi sulle navi.

Benin paese attento alle proprie tradizioni e alla sua storia, nelle quali il voodoo gioca un ruolo principale perché è nato qui. Si legge sul sito del Musée d’Histoire de Ouidah, che dedica ampio spazio alla presenza del voodoo in Benin anche da un punto di vista archeologico, alla voce Le Vodun: la Côte des Esclaves è la culla del voodoo, o vodun, nome con il quale questo culto è noto in Benin, dove oggetti e pratiche religiose riconducibili a questa religione sono presenti oggi come centinaia di anni fa. I seguaci del vodun (vodunsi) riconoscono, oltre agli spiriti del defunto, molte divinità indipendenti. Ci si affida ai vodunsi per avvicinare le divinità e gli spiriti, far nascere i bambini, prevenire le malattie, guadagnare fortune, sconfiggere i nemici, ottenere la grazia degli dèi e sperare in una condizione favorevole dopo la morte. Molte divinità del voodoo sono rappresentate da fenomeni naturali: mare, luna, sole, fuoco, alberi e persino una malattia, il vaiolo.
La venerazione del dio serpente Dan (Dangbé), i cui antenati erano pitoni, è particolarmente diffusa a Ouidah, come nell'antico regno di Xweda.
Le diverse divinità richiedono specifici oggetti di culto e pratiche religiose alle quali i fedeli devono sottomettersi; le cerimonie, che spesso si svolgono secondo un ciclo stagionale, comprendono danze e canti al suono di strumenti come tamburi e campane, allo stesso modo sono molto diffuse le pratiche divinatorie.
 
Viene costituzionalmente prevista e garantita la libertà di culto e il governo si occupa dei rapporti con i leader delle principali fedi ‒ cristiani, musulmani, “tradizionalisti ‒, con i quali stabilisce un calendario “multireligioso ufficiale di cerimonie e feste che viene trasmesso e diffuso da una televisione di Stato. Tra i “tradizionalisti, gli appartenenti alla religione yoruba sono il maggior numero, residenti soprattutto a sud.

Diverso il caso del Senegal. L’Islam penetra in territorio senegalese nellXI sec. aev e si consolida con la conversione di Lat Dior Diop (1842-1886), leader del Regno di Cayor, ed è stato a lungo uno strumento di resistenza alla colonizzazione francese (1854-65). La lunga tradizione islamica è testimoniata dai molti ordini Sufi presenti sul territorio, ai quali si aderisce per parentela o per scelta.

Repubblica laica

La Repubblica del Senegal è un paese a forte maggioranza islamica (94% per una popolazione di circa 13 milioni di persone, secondo il Report on International Religious Freedom del 2013), ma le religioni tradizionali sono diffuse sia tra i cristiani – appena il 4% tra cattolici e protestanti – sia tra i musulmani, sebbene nessuno lo ammetta apertamente, dando vita a un Islam diverso, sincretico e tutto “africano”.

Le pratiche tradizionali, che prevedono l’utilizzo di polveri, incantesimi e sacrifici, sono condannate come idolatriche e pre-islamiche, nonostante la Costituzione garantisca la libertà di religione e la convivenza tra i gruppi (etnici, religiosi) risulti integrata e piuttosto pacifica. Di fatto, come dimostra il reportage fotografico Voodoo masters of the Dakar darkness di Paolo Ciregia, il Voodoo è praticato di nascosto. 

Note sul Voodoo in Haiti.


Islam di giorno, Voodoo di notte

I marabout (dall’arabo murābiṭ, dal significato letterale “colui che è presidiato”, poi trasformato nel XVII sec. attraverso le influenze linguistiche francesi e portoghesi) sono guide di comunità religiose dell’Africa occidentale e del Maghreb. Considerati “santi” e spiritualmente molto potenti, a loro ci si rivolge per una richiesta o un consiglio; praticano riti magici con amuleti e talismani su cui sono iscritti versi coranici e simboli astrologici: un diverso tipo di Islam, dove il sincretismo e le antiche tradizioni locali prevalgono sull’ortodossia.
Barca Todjivu, popolazione Fon, seconda metà XX sec., Musée Vodou de Strasbourg, via Wiki commons

Intermediario con il divino

La cerimonia prevede preghiere, sacrifici e una trance durante la quale il marabout pronuncia il suo responso alla richiesta del cliente, al quale viene fornita anche una lista di ingredienti per confezionare un talismano personale. Non intervengono i loa, divinità o spiriti ancestrali: Allah sembra rimanere un dio unico, ma il Voodoo è una risposta efficace per risolvere i problemi quotidiani e realizzare desideri tutti terreni. Un heritage tutto africano che si ritrova anche nelle religioni afro-americane e afro-caraibiche.

Altre fonti: Britannica.com.

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