La leggenda di Ra e Iside

C’era una volta una una grande maga che voleva diventare una dea; e per riuscirci ingannò persino il più potente degli dei, il quale conosce in questa vicenda un’esperienza di sofferenza fisica che può essere alleviata solo da colei che l’ha provocata. Il mito risale alla XX dinastia (XII-XI sec. aev) ed è tratto da Egyptian Magic, in Collectanea Hermetica vol. VIII, Londra, 1896; la sua incidenza sulla tradizione magica e sul folklore europei sarebbe confermata dalla diffusione dell’antica leggenda arturiana di Merlino e Viviana, Signora del Lago.

Statua di Iside proveniente da Villa Adriana, Tivoli, II sec. ev, 160 cm, The Gallery of
Lansdowne House, Londra. Via Carlton Hobbs Collection.

Iside era una strega. Conosceva le parole del potere magico e viveva nel mondo degli uomini, ma era stanca di loro e molto annoiata; così volle trasferirsi in cielo, tra le schiere degli dèi Splendenti, e desiderava con tutte le sue forze diventare una dea anch’ella.




Intanto, nelle dimore celesti piene di delizie, Ra risiedeva come ogni giorno presso l’Orizzonte. Era un dio molto antico: dalla sua bocca uscì l’acqua che cadde sulla terra, rendendola fertile e ricca di frutti, e quando la rugiada sgorgò dalle sue labbra Iside la impastò con la terra e ne plasmò un serpente dal potere divino; non lo prese con sé per cingersi la fronte, ma lo lasciò cadere sul sentiero che divideva i due domìni dei dio, quello notturno e quello diurno.
Nell’antica simbologia, la testa e la coda del serpente (o del drago) rappresentano le eclissi solari e lunari nello Zodiaco. A Ra sono attribuiti non meno di sette Baie (o Ba, simbolizzata da un’aquila, un airone o un montone, è la mente penetrante, il collegamento con il divino) e quattordici Ka (o Kai, l’individualità, lego umano, simboleggiate dalle mani alzate verso l’alto), ognuna delle quali ha un proprio nome e corrisponde ai diversi attributi di stabilità, forza, gloria, ricchezza, vittoria e così via, come le Sephirot sono le emanazioni della divinità.

Il dolore del dio

Un giorno, Ra stava passeggiando come d’abitudine nel suo Creato, e mentre attraversava il sentiero che divide la duplice dimora fu colpito dal serpente sacro che irradiava un fuoco potentissimo. Il dio ne fu prostrato e voleva gridare, ma la voce non usciva; batteva i denti, le membra erano scosse da fremiti mentre il veleno fluiva nelle sue vene come il dio del Nilo scorre nel corso del suo fiume.

Figura in piedi di Isis o Isis-Hathor (retro), XXVI dinastia. Via Brooklin Museum
Con un grande sforzo di volontà Ra si rivolge a coloro che erano al suo seguito, e poi a se stesso: “Accorrete! e voi, forze che mi abbandonate, andate dalla Forza Creatrice e riferitele che sono stato ferito a morte. Non so chi sia stato, ma so di non aver mai provato una simile sofferenza. Io sono un principe, figlio di un principe creato da un dio, il Potente, il mio nome è la Forza di mio Padre. Ho molte forme e molti nomi; mio Padre e mia Madre mi diedero un nome quando sono nato, è stato nascosto nel mio corpo così che i maghi non possano trovarlo e ottenere potere su di me con i loro incantesimi. Sono uscito dalle mie dimore per vedere il mondo che avevo creato, e stavo camminando nei miei possedimenti quando sono stato colpito da non so cosa: è Fuoco? è Acqua? Ho il cuore in fiamme, le membra tremano, la mia carne è scossa come da una tremenda febbre”.

Incantesimo di guarigione

Le sue grida fecero accorrere Iside: le sue parole erano luminose e tra le labbra aveva il Respiro della Vita. “Divino Padre, un serpente ti ha spaventato e ferito, ma non preoccuparti perché lo sconfiggerò con parole magiche benefiche”. “Sono stato morso da un serpente, ma non l’ho visto. Sono più freddo dell’Acqua e più caldo del Fuoco, tremo, mi si offuscano gli occhi, non riesco a vedere il cielo, il sudore mi bagna la fronte”. “Dimmi il tuo nome, Divino Padre, perché nel tuo nome è nascosto il segreto potere della vita”. “Sono il creatore di tutto ciò che esiste: dell’acqua che con le inondazioni porta abbondanza di frutti sulla terra, e del Cielo, presso cui ho posto le dimore degli dèi celesti. Sono colui dai cui occhi emana la luce quando sono aperti, il buio quando sono chiusi. Sono il dio del Nilo e il mio nome è sconosciuto anche agli dèi, sono il creatore dei giorni e delle ore, signore dell’acqua che scorre e del fuoco che vivifica. Io sono Kephera nell’oscurità, Ra durante il giorno, e Tmu di sera.

Interno del colonnato del Tempio di Iside a Philae. Via Brooklyn Museum

Il potere del nome

Ma il dolore non passava, Ra non trovava pace e Iside gli disse: “Non mi hai veramente svelato il tuo nome. Dimmelo! e il veleno scorrerà via”. Il veleno bruciava più forte delle fiamme, e Ra si arrese: “Che il mio corpo venga perlustrato da Iside, il mio nome passerà da me a lei”.

Allora Ra fu nascosto alla vista degli altri dèi, la sua assenza lasciò un vuoto di milioni di anni. Dopo qualche tempo, Iside disse a suo figlio Horus: “Va’, e fatti giurare che mi darà quello che voglio”. E così fu preso il nome segreto di Ra, e Iside la Potente finalmente pronunciò la formula di guarigione: “Sparisci, veleno, per l’occhio di Horus, e disperditi per il mondo. Possa Ra vivere e il veleno morire, che il veleno muoia e Ra viva, che il Figlio Maggiore di Mainthe viva, che il veleno muoia”. Questo disse la Grande Iside, Signora degli Dèi, che grazie a un’astuzia e all’efficacia della sua arte conobbe il nome segreto di Ra.

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