Tradizionalisti africani: più attuali di quanto si pensi



La religione e la magia pervadono la realtà delle culture tradizionali africane. Il mondo sensibile e quello impercettibile di spiriti, dèi e antenati costituiscono un insieme coerente e agli esseri umani spetta il compito di conservarne il delicato equilibrio.

Frammento di testa in terracotta, Yoruba,
XII-XVI sec., Brooklyn Museum,

«Non siamo assassini»

Oggi queste tradizioni culturali e religiose sono note con l’acronimo ATR (African Traditional Religion) e in Nigeria sono rappresentate dall’Association of African Traditional Religion, Nigeria and Overseas (AATREN): tra le priorità, incoraggiare il dialogo contro i diffusi pregiudizi, promuovere eventi e progetti, sensibilizzare e informare l’opinione pubblica.

I rituali delle ATR non prevedono sacrifici umani, ha rassicurato Ifasegun Elegushi, presidente dell’AATREN, in una dichiarazione dello scorso agosto alla News Agency of Nigeria.

Un’altra Africa

La Nigeria è un Paese moderno, industrializzato e urbanizzato; la scena delle arti contemporanee è dinamica, il dibattito culturale è ricco di fermenti. Di recente, il consiglio di Stato per le Arti e la cultura ha organizzato un interessante seminario (dal titolo Traditional as a Catalyst for Economic Development), in collaborazione con l’AATREN, sul tema degli investimenti nella cultura e nel recupero delle tradizioni a beneficio di tutta l’economia. In questa occasione, Mr. Elegushi ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un aperto riconoscimento da parte della politica attraverso l’istituzione di una giornata di festa nazionale dedicata alle ATRproposta il 20 agosto.

Scenario

Sulla carta (costituzionale), la Nigeria è una Repubblica federale laica. La costituzione, entrata in vigore nel 1999, proibisce l’adozione di una religione di Stato e garantisce la libertà di credo; ma, di fatto, è uno dei Paesi con il più alto tasso di intolleranza religiosa: Islam (50%) e Cristianesimo (40% tra cattolici, evangelici, pentecostali, ortodossi), le più numerose confessioni del Paese, si spartiscono il territorio imponendo le proprie leggi su quelle dello Stato, mentre gli endemici dissidi inter-tribali e le derive estremiste rischiano di soffocare ogni dialogo.

Le ATR, che raggiungono circa il 10%, hanno ancora una considerevole influenza nella vita e nella cultura di molte comunità africane, ma non sono più rappresentative della maggioranza della popolazione. I cattolici sono poco oltre il 14% del totale.

Boko Haram è un movimento settario islamico fondato nel nord della Nigeria nel 2002. Il leader Muhammed Yusuf è stato catturato e ucciso nel 2009; nell’aprile 2014 ha eseguito il rapimento di più di 275 ragazze dalla scuola di Chibok, nel Borno, suscitando l’attenzione e lo sdegno di tutto il mondo.

Fotogramma della video-installazione Farewell di Monster Truck Film Screening (Germania/Nigeria
2014), ispirata alla figura della dea-sirena Mami Wata; venerata lungo tutta la costa occidentale, Mami Wata ha
la pelle bianca e lunghi capelli lisci e riflette la visione dell’“altro” (l’europeo) nella prospettiva africana.
Via Lagos Photo Festival



Convivenza possibile

Nel nord del Paese, la maggioranza musulmana ha di fatto adottato l’Islam come religione di Stato, imponendo la sharia e finanziando la costruzione di moschee, i pellegrinaggi alla Mecca e i compensi degli imam; la libertà di espressione e associazione per i non musulmani, ex musulmani o atei è duramente compromessa, l’apostasia è punita con la morte ed esprimere idee o critiche nei confronti dell’Islam è una forma di blasfemia, che è considerata un’offesa capitale.

Nel sud i vescovi, il clero e i pastori esercitano uno stretto controllo sulla vita degli abitanti. Dura la denuncia di Leo Igwe, membro dell’International Humanist and Ethical Union e una delle voci più autorevoli dell’“umanesimo” contemporaneo nigeriano, che parla di “teocrazia” delle Chiese e di “manipolazione” attraverso l’“indottrinamento intensivo” nelle scuole, sfruttando povertà e ignoranza.

In Nigeria esistono più di 250 etnie. Nel nord la più numerosa è quella dei musulmani Hausa-Fulani, nel sud-est gli Igbo costituiscono da lungo tempo una solida opposizione contro l’imposizione della sharia. Gli Yoruba sono un gruppo molto esteso, altamente urbanizzato, accomunati dalla lingua e dalle tradizioni religiose.

Scultura Nok, terracotta, Louvre.
Via Wikipedia

Colonialismo, prima e dopo

La storia del Paese è antica e ricca. La prima società organizzata è attestata tra il 500 e il 200 a.C. circa ed è conosciuta come cultura Nok, di cui si ricorda una raffinata produzione di terracotta che denota un attento studio delle proporzioni;
nel IX sec. d.C. gli Igbo furono maestri nell’arte della lavorazione di bronzo e rame. A est, nel Benin, i primi colonizzatori portoghesi del XV secolo trovarono una cultura complessa sorretta da una monarchia secolare.

Protettorato della Gran Bretagna dal 1893, la Nigeria diviene colonia britannica nel 1900 e lo sarà per 60 anni.

Divide et impera

Gli inglesi ebbero non poche difficoltà a riorganizzare e riclassificare amministrativamente le regioni del Paese, popolate da molte etnie diverse per cultura e tradizioni; la strategia fu mantenere e incoraggiare le divisioni per prevenire ogni coalizione di opposizione.

Durante la I Guerra mondiale il vicino Cameroon (allora colonia tedesca, parte di un più ampio progetto di “impero tedesco in Africa”) viene invaso congiuntamente da Francia e Inghilterra che nel 1922 ne assumono insieme il controllo sotto mandato della Lega delle Nazioni.

Negli anni ’20 del ’900 molti nigeriani si uniscono al movimento Pan-africanista che raccoglie i neri di ogni parte del mondo nella lotta al razzismo e alla discriminazione. Sono anni di intenso e partecipato attivismo politico per la libertà dal dominio europeo: il primo ottobre 1960 viene proclamata l’indipendenza, ma la giovane nazione deve fronteggiare problemi estremamente radicati come le tensioni tribali e i forti squilibri economici e sociali, uno dei quali riguarda l’accesso all’educazione. Dal 1983 al 1999 sotto regime militare, le prime elezioni democratiche vedono la vittoria di Olusegun Obasanjo, di etnia Yoruba.


Niger, Festival delle tribu nomadi © Terri Gold

Identità collettiva

Per le culture tradizionali, l’unica dimensione possibile è quella del villaggio. Impostati su legami familiari ed estese genealogie, sorgono a volte talmente vicini che sarebbe difficile distinguerli, a una osservazione esterna. Le specifiche arti, competenze o abilità (invocare la pioggia, lavorare il legno o il metallo) non appartengono al singolo ma a tutta la tribù, se non all’intero gruppo linguistico – gli Ibibio, ad esempio, sono abili nella pratica della medicina tradizionale.

L’allontanamento dalla comunità è una punizione estrema riservata ai malati gravi e infetti e agli impuri, l’isolamento è un segno di debolezza. L’individuo esiste come un’entità plurima che comprende anche gli altri componenti: presenti, passati e futuri.


I membri invisibili

I resoconti etnografici forniscono numerosi riferimenti sulla credenza in un Essere Supremo (ad esempio, Chuku per gli Igbo), creatore di tutto ciò che, per la società, è umanamente incontrollabile e di fondamentale importanza (nascita e morte, malattia e guarigione, pioggia e siccità ecc.). I missionari del XIX secolo furono favorevolmente impressionati da quella che consideravano evoluzionisticamente una “pre-scienza di Dio”, un “monoteismo primordiale” nel quale si è creduto di riconoscere i caratteri essenziali del dio unico delle religioni monoteistiche.

Oltre agli dèi, il mondo non-umano è composto dagli spiriti di antenati e nascituri, nei quali si ritiene che i primi si reincarnino. Gli antenati sono membri della famiglia a tutti gli effetti, si crede siano dotati di una potenza benevola e sono simbolicamente rappresentati in altari, templi e oggetti intagliati. Custodi del territorio dove vivono i loro discendenti, guardiani delle tradizioni, degli affari di famiglia e delle norme di comportamento dei suoi membri, possono punire anche severamente chi infrange i taboo o supera la soglia di accettabilità di condotta sociale.
 
Se il dio creatore è spesso otiosus, cioè non interviene più sul piano della realtà umana dopo averla fondata, gli dèi e gli spiriti sono gli intermediari con il mondo divino; lo strumento che gli uomini hanno per intessere questa relazione sono i rituali che comprendono sacrifici, preghiere, offerte, invocazioni, musica e danza. Alberi, fiumi, foreste e montagne possono essere considerate manifestazioni del sacro (non sacri essi stessi, secondo una imprecisa ma divulgata lettura “animista”). Le preghiere sono una costante nel culto e nella vita dei fedeli e sono contestuali, riflettono cioè bisogni concreti, aspirazioni e valori della vita di tutti i giorni.

Mary Sibande, I put a spell on me, 2009. Via Anotherafrica.net


Un nuovo ordine

Oggi le nazioni dell’Africa sub-sahariana sono moderne e dalle molteplici identità (linguistiche, religiose), risultato di un riassetto sociale, territoriale e politico ancora in divenire. Gli antichi legami, un tempo garantiti dai complessi sistemi di parentela, sono stati disgregati nella dispersione delle grandi città – l’area metropolitana di Lagos è seconda solo a quella del Cairo.

L’impatto di un cambiamento sociale radicale ha mutato anche il ruolo e la funzione delle religioni tradizionali; a loro oggi spetta il compito di promuovere e rinnovare il valore della comunità, realizzare un’armoniosa interazione tra l’individuo e il suo gruppo attraverso la trasmissione della tradizione


La vita è suprema

Le ATR pongono molta enfasi sulla condotta morale e sulla dignità dell’individuo, il quale (e nel quale si) riflette la collettività intera che deve garantire e proteggere la vita umana, dono divino e centro di tutto l’impianto etico. Oggi, le varie associazioni di ATR sostengono la pace, la crescita e la libertà attraverso la ricerca di relazioni inter-religiose con gli altri partecipanti al dialogo (Islam e Cristianesimo), sui quali è maggiormente focalizzata l’attenzione locale e internazionale.

“Traditional Religion As A Catalyst For Economic Development.”

Read more at: http://www.cityvoiceng.com/traditionalists-ask-buhari-to-declare-august-20-national-holiday-in-their-honour/
“Traditional Religion As A Catalyst For Economic Development.”

Read more at: http://www.cityvoiceng.com/traditionalists-ask-buhari-to-declare-august-20-national-holiday-in-their-honour/
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Correlati: Candomblé on the move

Riferimenti: Daily Post Nigeria, Institute for Ethics & Emerging Technologies, Afrikaworld.net, City Voice, Social Science Research Council, Nigeria National Bureau of Statistics, Encyclopedia Britannica, News from Africa

Per approfondire: Selected Themes in the Study of Religions in Nigeria; Together as One: Interfaith Relationships between African Traditional Religion, Islam, and Christianity in Nigeria, The Possibility of Convivence in Nigeria: Towards Intercultural Hermeneutics and Religion in Dialogue; The concept of God in Igbo traditional religion

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