Appunti di Storia delle Religioni

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Alcune riflessioni sul magismo moderno

Come si è evoluto il concetto della magia dal mondo antico al mondo contemporaneo
di Riccardo Cecchini (dr. in Storia delle religioni)

I movimenti a sfondo magico-occultistico, data la loro complessità ed il loro carattere sincretico, a parere di chi scrive, hanno bisogno di un approccio scientifico specifico per essere studiati. Difatti, per studiare questi gruppi, non si può non considerare la complessità della dialettica magia/scienza e magia/religione che in altri nuovi movimenti religiosi è assente (o marginale). 


La magia è fuori e dentro di noi
«Il “problema dei poteri magici” viene eluso con molta disinvoltura, in quanto si assume come ovvio presupposto che le “pretese” magiche siano tutte irreali e che le pratiche magiche siano tutte destinate all’insuccesso: onde sembra addirittura ozioso sottoporre a verifica il presupposto, e si ritiene assai più proficuo stabilire come la magia possa sorgere e mantenersi ad onta della ovvia irrealtà delle sue pretese e ad onta degli inevitabili insuccessi a cui sono sottoposte le sue pratiche. Eppure, proprio in questo presupposto “ovvio”, non meritevole di verifica, si cela in realtà un intreccio di gravissimi problemi, tralasciati e occultati da una “pigrizia mentale” così stranamente tenace da costituire per se stessa un problema» (De Martino E.)

Nella nostra esplorazione del “magismo moderno” noi dobbiamo dunque cominciare col sottoporre a verifica proprio il presupposto “ovvio” della irrealtà dei poteri magici, cioè dobbiamo determinare se e in quale misura tali poteri sono reali. Ma ecco che una nuova difficoltà si propone innanzi, complicando estremamente ciò che sembra in ultima analisi, un semplice problema di accertamento. Quando ci si pone il problema della realtà dei poteri magici, si è tentati di presupporre come ovvio che cosa si debba intendere per realtà, quasi si trattasse di un concetto tranquillamente posseduto dalla mente, al riparo da ogni aporia, e che il ricercatore debba “applicare” o meno come predicato al soggetto del giudizio da formulare. Ma nel momento in cui l’indagine viene iniziata, si finisce prima o poi col rendersi conto che il problema della realtà dei poteri magici non ha per oggetto soltanto la qualità di tali poteri, ma anche il nostro concetto di realtà, e che l’indagine coinvolge non soltanto il soggetto del giudizio (i poteri magici), ma anche la stessa categoria giudicante (il concetto di realtà).

Per concludere il discorso su questo argomento, possiamo quindi affermare che la realtà è un concetto culturalmente condizionato e non naturale (quindi già acquisito) e che esistono due “realtà”: quella della nostra cultura nel suo aspetto dominante (dove la storia e la scienza costituiscono i mezzi interpretativi principali del reale) e quella del “magismo moderno” (dove le leggi del magismo sovrastano, ma non sostituiscono né la storia e né la scienza). A questo punto potremmo quindi affermare che i poteri magici sono irreali, se rapportati alla cultura dominante, e reali entro il contesto del “magismo moderno”: anche se in quest’ultimo caso – come affermato precedentemente – la storia e la scienza non sono del tutto esclusi da esso. Difatti, specie nello spiritismo attuale, molti medium cercano di provare la veridicità scientifica (tramite la collaborazione con fisici o altro genere di studiosi) di talune manifestazioni, definite già definite reali (nel contesto del “magismo moderno”). Ma, come ha dimostrato De Martino nel suo studio sul “mondo magico”, un fenomeno reale (per il mondo magico) non può essere considerato reale (e neanche interpretabile), ad esempio, per la scienza, poiché esso non ubbidisce alle leggi scientifiche ma a quelle magiche (un fenomeno paranormale per verificarsi ha bisogno, ad esempio, di un contesto ove la sua manifestazione sia creduta possibile).

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